Mysterious Writer

Mysterious Writer #22: Mario Pacchiarotti

Buongiorno e ben ritrovati!

Oggi è il turno del Mysterious Writer e senza troppi indugi vado subito a presentarvi l’ospite di questa puntata 😉

Signore e Signori Distopici oggi parliamo di Mario Pacchiarotti, autore di Baby Boomers, libro firmato Sad Dog Project.

Baby Boomers

Mario Pacchiarotti

Mario è nato a Roma dove ha vissuto fino a qualche anno dopo il matrimonio, ora si è stabilito sulle pendici dell’antico vulcano che ha formato i Colli Albani e che si spera, continuino a sonnecchiare. Di mestiere fa l’informatico, le sue passioni sono molte, ma ovviamente quella che domina la sua vita al momento vede al centro i libri, da scrivere e da leggere.

E adesso vi riproponiamo la trama del romanzo prima di riportare qui alcune delle domande che gli sono state rivolte durante l’intervista in Leggere Distopico.

Mario Pacchiarotti - Baby Boomers

TRAMA:

Anni Venti del terzo millennio.
L’Italia è dominata dalla Fratellanza, un partito con pericolose tendenze assolutiste che ha ottenuto incredibili risultati elettorali. Vengono approvati provvedimenti iniqui, eppure popolari, come la legge che priva gli ultraottantenni del diritto di voto.

In questo clima autoritario e distopico, dove la corruzione è ormai pervasiva, c’è qualcuno che decide di ribellarsi. Si tratta dei Baby Boomers, sei affiatati vegliardi che decidono di sferrare un colpo al sistema di governo. Congegnando un piano minuzioso e audace, i rivoltosi organizzano un attacco terroristico contro il Nuovo Palazzo del Parlamento, centro nevralgico di un potere arrogante e insaziabile

I Baby Boomers sono l’ultimo afflato di coraggio in una società assuefatta alla corruzione, l’emblema di una generazione che rischia tutto nel tentativo di risvegliare le coscienze, il gesto estremo e simbolico di un’età non avvezza al consenso: sono la goccia che diventa mare.

Ora passiamo all’intervista 😉

  • Come nasce “Baby Boomers”? Da quale idea?
  • Le mie idee nascono sempre da qualche cosa che accade intorno a me. Può essere una notizia, un episodio che mi accade, un saggio che leggo. In questo caso ciò che mi colpiva, e che mi coinvolge direttamente, è la problematica demografica legata al fenomeno dei Baby Boomers. Non so se tutti conoscono questo termine, ma in sintesi tra la fine degli anni cinquanta e quella degli anni sessanta c’è stato in Italia un vero e proprio boom demografico. Questa armata di persone ha attraversato le varie età della vita, generando altri fenomeni, come il boom economico. Ora ci stiamo avviando verso l’epoca in cui queste persone smetteranno di essere produttive e diverranno un “peso”.
    Abbiamo visto come, proprio per mitigare questo fenomeno, siano state alzate le età pensionabili. Cosa che a sua volta ha amplificato la crisi di disoccupazione giovanile. Ho riflettuto su questo e ho immaginato un futuro molto prossimo in cui la situazione politica italiana ha preso una piega particolare, che possiamo senz’altro considerare distopica.
    Volevo qualcosa che avesse il sapore allarmante della possibilità concreta, spero di esserci riuscito.
  • Partiamo dalla cover la prima cosa che il lettore vede quando prende in mano il libro. Puoi raccontarci in breve com’è nata l’idea e chi l’ha realizzata? Marianna E.F.
  • Per il primo libro che ho pubblicato in maniera autonoma (Madre Terra) avevo provveduto a creare in proprio la copertina, con un risultato non disprezzabile ma non all’altezza di quelle che si vedono in libreria.
    Per Baby Boomers ho quindi deciso di far realizzare la copertina da qualcuno più bravo di me. In realtà per questo libro sono state create ben due copertine, una principale, quella che vedete nelle immagini, e una “speciale” per la campagna di lancio, in poche copie non più replicate.
    Avevo in testa un’idea per la copertina, una scena in particolare, quella dove ci sono i miei sei settantenni che vanno verso il parlamento trascinandosi dietro armi ed esplosivo, dentro dei carrelli della spesa.
    Ne ho parlato con un disegnatore che, dopo averne ragionato, dopo aver letto qualche scena con le descrizioni dei personaggi, mi ha proposto una prima bozza del disegno che vedete in prima di copertina. Il richiamo alla mia idea originale è nella quarta, dove si vedono le siluette dei personaggi. Il disegno è stato realizzato appositamente da Riccardo Abbasciano, mentre l’impaginazione della copertina (e la seconda copertina speciale) sono stati fatti da Mala Spina.
  • Quando leggo un libro mi viene sempre spontaneo domandarmi quanto ci sia dell’autore all’interno della caratterizzazione dei personaggi: c’è qualcuno in cui ti rispecchi di più? Hai riportato le personalità di qualcuno che conosci nella vita reale? Marianna E.F.
  • Credo che ci siano due livelli diversi in cui avviene il trasferimento di parte della personalità dello scrittore nei personaggi che crea. Uno è inconscio, o almeno prevalentemente involontario. L’altro è cosciente: si usano frazioni di persone che conosciamo, parti di storie vere, ci si ispira a qualcuno, magari si combinano diversi aspetti di alcune persone per creare un singolo personaggio. Credo anche con l’esperienza chi scrive tenda a diminuire i trasferimenti inconsci, perché diventa più consapevole di quello che crea e del processo di scrittura, e magari aumenti invece la parte voluta, ricercata. Se il protagonista del Papa Nuovo un po’ mi assomiglia, in BB i personaggi sono più elaborati, ma ancora contengono qualche parte di me, diffratta come la luce da un cristallo.
    Perciò Adele contiene il mio essere informatico ed esperto di sicurezza, Luca il mio amore per la lettura, il commissario la mia aderenza alla legalità, Antonio altri aspetti legati all’esperienza e così via.
    Una cosa che mi soddisfa molto è che niente è messo lì per caso.
    Magari non tutti possono cogliere ogni aspetto, ma mi piace che ci siano tante cose. C’è una parte per esempio che, pur essendo godibile da chiunque, è stata scritta da me appositamente per mia moglie.
  • Ti va di parlarci di come avviene il cosiddetto processo creativo? Illustraci come nasce un’idea che poi metti nero su bianco e le peculiarità del tuo stile. Elisa R.
  • Posso fare un esempio raccontando come è nato uno dei racconti di Fughe, dal titolo Inshallah.
    Lo stimolo è stato una discussione, una delle tante che faccio, sull’immigrazione. Quando succedono queste cose poi mi capita di rimuginarci sopra. Uno dei pensieri con cui mi sono addormentato, che è anche un po’ il motivo di fondo di molti racconti contenuti in Fughe, è stato: se fossimo noi al loro posto?
    Come dicevo, scrivere in uno scenario fantastico ci fornisce strumenti per creare ogni situazione che vogliamo. Così in Inshallah i personaggi vivono in un futuro vicino, nel quale una glaciazione sta rendendo inabitabili i paesi del nord europa. E a passare il mare con i barconi sono norvegesi, svedesi, inglesi. E chi accoglie sono i paesi nord africani.
    Il racconto gioca con questo contesto utilizzando il vecchio trucco che a suo tempo mi stupì in “Sentinella”.
    Dunque il processo è questo: problema attuale, sofferenza nel vedere come la gente non comprenda, invenzione di una situazione o di un mondo in cui il problema sia ribaltato, o esasperato, o ridicolizzato, sia insomma reso in maniera tale da costringere chi legge a riesaminare il problema da un altro punto di vista.
  • Da quali romanzi o film ti senti più influenzato? Riccardo M.
  • Bella domanda, ma non mi sarà facile dare una risposta. Diciamo che più che dai film e dai singoli libri credo di essere influenzato da tutta una serie di autori che ho amato e hanno riempito la mia infanzia e la mia vita di meraviglia e Il problema è che sono tantissimi.
    Provo a citarne qualcuno di quelli che considero imprescindibili.
    Ursula Le Guin, perché è grande e mi ha insegnato come si può, inventando un mondo lontano nello spazio e nel tempo, parlare della nostra umanità. Penso a “La mano sinistra delle tenebre” che mi ha fatto riflettere sulle differenze di genere nella nostra società, di “I reietti dell’altro pianeta”, ma tutta la sua produzione è meravigliosa.
    Terry Pratchett, che era un genio e non smetterò mai di rimpiangere. Il suo mondo in fondo, a suo modo, è una distopia, anche se fantastica.
    Neil Gaiman, perché ci dimostra come si può usare l’umorismo e l’utopia senza rinunciare a parlare di temi importanti.
    Vance, Asimov, Heilen e tutta la vecchia guardia della fantascienza, perché sì e perché sì e perché sì!

L’intervista ovviamente è andata avanti per tutta la giornata e l’autore ha persino regalato una copia cartacea a tutti coloro che hanno partecipato al Giveaway! Cioè… WOW!

Capite perché è fondamentale seguirci sempre?! 😉

Mario Pacchiarotti - Francobollo Distopico

Come sempre speriamo di aver acceso una scintilla nei vostri cuori e vi diamo appuntamento alla prossima 😉

E se volete approfondire la conoscenza di questo autore, visitate il suo Blog!

Bye Bye

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