Mysterious Writer

Mysterious Writer #23: Federico De Caroli

Buongiorno People 😉

Pronti per una nuova puntata della rubrica Mysterious Writer?

Bene!

Oggi vi presentiamo Federico De Caroli, autore del romanzo “Il futuro è finito“.

Federico De Caroli - Il futuro è finito

Federico De CaroliFederico De Caroli è nato a Savona nel 1964. Compositore, scrittore, grafico, ha fatto della dimensione onirica la chiave di volta della sua vita personale ed artistica. Autore di svariati progetti discografici di musica elettronica e ambient, nonché di brani per il teatro e la televisione usando lo pseudonimo Deca, ha firmato racconti, romanzi e fumetti di genere fantastico e surreale. E’ stato tra i fondatori e promotori del Manifesto del Distonirismo. Tra i titoli ad oggi pubblicati, il diario onirico «Nella penombra il demone», il thriller teatrale «Le ultime rivelazioni di Copper Ludon», i romanzi di fantascienza «Oidon» e «L’abisso terminale», a cui è ispirato il suo album Aracnis Radiarum, del 2007. Anche «Il futuro è finito» ha dato vita al progetto discografico Onirodrome Apocalypse con cui condivide il sottotitolo, le immagini di copertina e lo schema narrativo.

Prima di passare all’intervista, vi riproponiamo la trama del suo romanzo 🙂

Un’ipotesi nichilista sul destino dell’umanità, specchiata nella visionaria odissea urbana di un individuo disorientato dai meandri della sua memoria e della sua stessa esistenza. Un percorso sull’argine del subconscio che lo porta dalla citta metamorfica ai luoghi altri, popolati da molti misteriosi personaggi che sembrano via via rilasciare indizi di un enigma irrisolvibile. Un percorso sospeso tra sogno ed intuizione che lo condurrà a una devastante rivelazione finale.

E adesso eccovi alcune delle domande e risposte tratte dall’intervista che gli è stata fatta proprio all’interno del nostro Gruppo Facebook 😉

  • Quali sono i temi trattati da “Il futuro è finito”?
  • Su un piano concettuale – diciamo – i temi sono quelli del disorientamento dell’individuo in uno spazio urbano e sociale che sembra trasformarsi in continuazione e genera dunque una deriva personale; in cui la forza di volontà, il potere di decidere vanno diluendosi inevitabilmente. Il protagonista sembra perdere anche i punti di riferimento basilari della sopravvivenza, organizzando – e spesso fallendo – le sue giornate via via che passano le ore e trovandosi continuamente deviato e sviato da accadimenti e incontri quantomeno enigmatici. Tenta di mantenere una visione unitaria e coerente del suo presente ricostruendo luoghi e fatti del suo passato, esplorando la città in cui vive da cinquant’anni con la consapevolezza che nulla più è normale e prevedibile; al punto che anche fatti certi del passato vengono rimessi in discussione. Dopodichè si allontana dalla città e poi ci ritorna compiendo una sorta di odissea sempre sospesa tra mistero e incertezza, cogliendo via via le tracce e gli indizi di un qualcosa di immane e ineluttabile. Ma solo nel finale, quando sembra ritrovare la sensazione di un equilibrio e di una rinnovato controllo di sé, la vera realtà si rivela. Tengo a sottolineare, in ogni caso, che è impossibile parlare in modo più concreto di questa storia senza rovinare il gusto della lettura. Riferimenti più espliciti sarebbero una spoilerata controproducente.
  • Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Tu? Che tipo di scrittore sei ? Marianna E. F.
  • Bella domanda, che mi offre lo spunto per spiegare un dato fondamentale sulla scrittura di questo romanzo. La stesura si è protratta per circa 4 anni e non è stata lineare e progressiva: ho scritto a mosaico saltando tra le varie parti del racconto per poi mettere tutto insieme solo alla fine. Avevo in testa l’ossatura generale e l’idea progettuale della vicenda, ma dovevo e volevo rispettare soprattutto l’immediatezza e l’intensità dei vari episodi, dei vari personaggi, che sono basati su esperienze sia oniriche che reali. Dunque, il romanzo ha preso forma in modo non lineare; ho buttato giù via via spezzoni di capitoli diversi, collegando man mano la storia… al punto che il capitolo centrale è stato l’ultimo ad essere scritto. Un po’ come si fa nel cinema, dove a fronte di uno storyboard abbastanza preciso, si girano le scene con tempistiche e priorità differenti. Questo metodo ha implicato un grosso e attento lavoro di correzione ed editing, ovviamente, ma non ha assolutamente influenzato la coerenza e la fluidità della storia.
  • Cosa diresti a un autore che si appresta a pubblicare da Self?
  • Direi di gestire il suo progetto in tutto e per tutto come se dovesse essere pubblicato da un editore e finire in tutte le librerie d’Italia. Stesura, editing, correzioni, veste grafica… ogni dettaglio curato alla perfezione, senza facilonerie e quell’approssimazione che spesso è specchio di un disfattismo inconscio… come dire “tanto è un’opera autoprodotta, non posso ambire…” Niente di più sbagliato. La dignità di un’opera letteraria non si commisura in quel modo. I lettori hanno aspettative ed esigenze che non vanno disattese e ci sono dei crismi che in letteratura vanno sempre rispettati. Bisogna fare un investimento adeguato di tempo, energie e denaro. Bisogna risultare credibili a prescindere dal tipo di distribuzione: questo ci sta insegnando il mercato editoriale. Non sono rari, tra l’altro, i casi di autori che hanno iniziato da self e poi hanno fatto un salto di rango; o che da self hanno venduto un sacco di copie.
  • Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita? C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore? Marianna E. F.
  • Più di uno, sicuramente. Non posso eleggere a mentore assoluto un autore, così come non riuscirei a citarti un solo libro che salverei da un incendio J:)E poi io distinguo anche delle fasi della vita… mie fasi con precise fisionomie culturali, intellettuali, emotive… da bambino uno dei miei libri cult era “PInocchio”, ad esempio. Poi, pensando a libri che ho letto e riletto e di cui mi sono procurato anche varie edizioni, citerei le fiabe dei Grimm, il Gordon Pym di Poe, l’Arancia Meccanica di Burgess, i Fleurs di Baudelaire, i racconti di Lovecraft, il Monaco di Lewis… e poi molti racconti di fantascienza.. Ma dagli anni ’70 ad oggi ho anche riletto con gusto i primi due Fantozzi, per dire….
  • Parlaci del protagonista.
  • Il protagonista narra in prima persona, innanzitutto. Al di là del fatto che è un modo di raccontare a me congeniale, soprattutto in questo romanzo è indispensabile per rendere credibili e tangibili i pensieri, gli stati d’animo, le riflessioni, le percezioni. La storia perderebbe altrimenti la sua connotazione psicologica. Il personaggio, del resto, è sostanzialmente un mio alterego, che si muove in spazi e vive vicende che io stesso ho in qualche modo vissuto. Il suo nome di battesimo viene rivelato nel penultimo capitolo, comunque. La sua identità ha qualcosa di incerto, di instabile ed è pertinente con il costante senso di incertezza che hanno sia l’ambiente in cui vive, sia le relazioni – famigliari e occasionali – che gestisce.

Cosa ve ne pare Gente?

Tipetto interessante non trovate? 🙂

Per oggi è tutto, noi vi salutiamo e vi lasciamo in compagnia del trailer del romanzo “Il futuro è finito”.

Alla prossima!

Bye Bye

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