Mysterious Writer

Intervista a Elisabetta Di Minico, autrice del saggio “Il futuro in bilico”

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Elisabetta Di Minico (nella foto)  ha studiato Letteratura e Storia Contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza” e ha conseguito un dottorato in Storia Contemporanea presso l’Università di Barcellona. Attualmente fa parte del gruppo di ricerca HISTOPIA coordinato dall’Università Autonoma di Madrid

Ciao Elisabetta, come nasce il tuo libro?

Il futuro in bilico è una “sintesi” di oltre 400 pagine della mia ricerca dottorale, condotta presso l’Università di Barcellona dal 2010 al 2015. Il libro riflette sul “luogo cattivo” nella finzione letteraria, fumettistica e cinematografica per svelare i processi di manipolazione e repressione presenti nella realtà. Ho scelto di dedicarmi al tema della distopia perché, fin dall’adolescenza, sono stata politicamente impegnata e questo genere mi ha spiegato il potere, le sue ragioni e i suoi sistemi meglio di quanto abbiano fatto i libri di storia. Opere come 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 di Bradbury o V per Vendetta di Moore e Lloyd (giusto per citare pochi esempi), hanno illuminato la mia mente e mi hanno permesso di analizzare in maniera più consapevole delle sfumature storico-sociali del mondo, come, ad esempio, le ragioni della violenza psico-fisica (specialmente razziale o di genere), l’uso “condizionante” del linguaggio, dell’informazione e della cultura e i processi di sacralizzazione della politica. Riassumendo, Il futuro in bilico nasce dal desiderio di capire più a fondo la società e di suggerire delle riflessioni (o forse provocazioni) riguardo la crisi democratica che stiamo vivendo da qualche anno.

Sei più un’appassionata di distopia o di storia contemporanea?

Domanda difficile. Diciamo, comunque, che amo e allo stesso tempo temo, sia la distopia, sia la storia. Ormai rappresentano due facce della stessa medaglia, perché, per deformazione professionale, mi relaziono con la storia attraverso prospettive distopiche letterarie e cinematografiche, e viceversa.

Delle opere che citi nel tuo libro (romanzi, film, fumetti) qual è quella che ti ha colpito di più e perché?

Per la realizzazione di questo libro, ho letto centinaia di saggi, romanzi e fumetti e ho

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Illustrazione da “Il futuro in bilico”

guardato centinaia di film e di telefilm… Ne ho amati tantissimi mentre altri mi sono piaciuti di meno. Comunque è stata un’esperienza travolgente immergersi in così tanta creatività, in così tanto pathos e in così tanta intelligente riflessività: ogni opera, per un motivo o per un altro, vuole “fare del bene”, vuole aprire la mente e stimolare il pensiero. Se proprio dovessi scegliere, però, direi che, tra i romanzi analizzati, quello a cui sono più legata è Kallocaina (1940) di Karin Boye. Il mio fumetto “preferito”, invece, è V per Vendetta, mentre il film è Equilibrium di Kurt Wimmer. Lo so, non è una pellicola acclamata dalla critica, ma io l’ho sempre trovata emozionante e profonda, dolorosamente distopica. In più, la prima volta l’ho vista insieme a mio papà, che purtroppo non c’è più, quindi per me ha anche un valore affettivo incalcolabile.

Nel tuo saggio parli di poteri dominanti (totalitarismi) e poteri suadenti (governi all’apparenza democratici). Come ci salviamo dai “poteri suadenti”, cioè da tutte quelle forme di governo che cercano il consenso attraverso il controllo dei media?

La distopia “reale” non è solo un problema delle dittature o delle zone di guerra.

Elisabetta Di Minico - Il futuro in bilico
La copertina

L’umanità non perde l’utopia, non smarrisce il suo “buon luogo”, solo nei poteri dominanti. La speranza può collassare anche nei poteri democratici, quando si sminuiscono o si attaccano i valori fondanti di tali società, come uguaglianza, tolleranza, integrazione, libertà, conoscenza, tutele civili. L’informazione è un tasto dolente sia delle autorità dominanti, sia di quelle suadenti perché, chiaramente, essa è una parte fondamentale della formazione sociale e personale dei cittadini. Semplificando moltissimo il discorso, le autorità dittatoriali e democratiche hanno bisogno più di un’informazione “emozionale” che di un’informazione verificata e oggettiva. Come ci salviamo, in queste situazioni? Con la conoscenza, con la ricerca quasi ossessiva della conoscenza. Una popolazione istruita e cosciente sarà meno suscettibile alla manipolazione e ha maggiori possibilità di cooperare per la realizzazione di una società più giusta. Dobbiamo approcciare in modo riflessivo e non passivo le notizie, gli esempi e gli stimoli che riceviamo; leggendo/studiando il più possibile, controllando sempre le fonti, ascoltando pareri discordanti prima di dare per scontato qualcosa e rifiutando la voce assordante e vessatoria di chi ritiene che ragione e forza siano la stessa cosa.

L’Italia, nel range compreso fra distopia e utopia, come si colloca?

Spero che la mia risponda non offenda nessuno, ma l’Italia è sempre più vicina ad incarnare una distopia piuttosto che un’utopia. Violenza, razzismo, misoginia, omofobia, emarginazione, aggressività socio-politica, denigrazione degli avversari e revisionismo storico sono solo alcuni degli elementi distopici che, giorno dopo giorno, stanno iniziando a dominare il paese. Ormai si legittimano retorica e azioni conservatrici, patriarcali e anti-democratiche. Si strumentalizzano impunemente dolore, odio e paura,  proprio come nelle peggiori e più oscure visioni fantascientifiche. Mi auguro che sia una fase transitoria e che ben presto si ritorni a lottare in nome dei diritti civili e umani, non contro di essi.

Perché secondo te l’uomo non impara mai dalla Storia? 

Il primo impulso è quello di rispondere: “Perché non la conosce”. Però, il problema è un altro. L’uomo non impara dalla storia perché rifiuta di conoscerla, perché se siamo ignari, siamo giustificati. Se non sappiamo, non siamo colpevoli e possiamo assolverci dal male che abbiamo intorno. Forse la mia potrebbe sembrare una visione estrema, ma credo che la sfida più grande della nostra epoca sia proprio questa: affidarci al monito doloroso ma necessario del passato. Con modalità varie e in contesti diversi, la storia si ripete e conoscerla potrebbe permetterci di identificare i sintomi e i processi pericolosi dei suoi cosiddetti “corsi e ricorsi”. Del resto, anche Orwell diceva che “chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”.

Credi che la Distopia, genere sempre più in auge, possa aiutare a comprendere meglio alcune dinamiche socio-politiche?

Assolutamente sì. L’influenza che il genere distopico può avere sulla consapevolezza

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Illustrazione da “Il futuro in bilico”

sociale e politica della sua audience è travolgente, anche perché, come ripeto nel libro, la paura di ciò che il futuro ci riserva potrebbe essere più forte del dolore per qualcosa che è già accaduto. Alla fine, la distopia è semplicemente un’esagerazione teatralizzata e spesso fantascientifica della storia e della contemporaneità, ambienta in luoghi lontani (nel tempo o nello spazio). Il genere ci costringe a fare i conti con alcuni aspetti “degenerati” della nostra realtà e ci mette in guardia dagli incubi che il futuro potrebbe riservarci.

Qual è il tuo romanzo/ film/ fumetto preferito?

Ne ho troppi, non saprei quale titolo scegliere. Ti posso dire, però, che negli ultimi mesi sono stata in modalità-fumetto, anche perché sto lavorando molto sulla rappresentazione dell’alterità nel mondo dei comics e delle graphic novels. Sono quasi impazzita per X-Men Red, una delle ultime serie Marvel scritta da Tom Taylor e illustrata da Mahmud A. Asrar. Era da tanto che non leggevo una storia sui mutanti così appassionante, dolorosa e poetica. Senza spoiler, la trama racconta di una supereroina estremamente empatica che prova a “guarire” il mondo dall’odio e dalla paura e lo fa riflettendo sulla contemporaneità in una maniera disarmante e inarrestabile. E, in più, i disegni sono delle vere e proprie opere d’arte. Raccomando a tutti gli appassionati (e non) del genere di non farselo sfuggire!

Cosa speri si dica del tuo saggio? 

Spero che si parli della sua profondità e che la passione e la devozione che ho dedicato a questa ricerca traspaia dalle pagine scritte. Credo sia un po’ arrogante da parte mia, ma mi auguro che il saggio ispiri una profonda riflessione sulla storia e sullo stato globale della democrazia, che promuova una forte critica socio-politica, che promuova una “resistenza” contro la distopia, ovunque essa sia.

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