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Recensione: “I ditteri” di Marco Visentin

copertina_i_ditteri_licosiaE se le mosche avessero facoltà telepatiche? E se queste facoltà venissero trasferite al genere umano, cosa accadrebbe? I ditteri  (Licosia Edizioni), di Marco Visentin, risponde a queste domande attraverso le vicende di un’entomologa che si muove all’interno di un mondo distopico, dove apparenza e realtà raramente coincidono.

Seppur I ditteri sia un romanzo che trae una forte ispirazione dai classici della letteratura distopica, se ne discosta in modo originale  introducendo un elemento innovativo nella trama. Il libro di Visentin non prevede un personaggio che si ribella alla terribile realtà circostante o che, grazie all’intervento di qualcosa o di qualcuno, ad un certo punto, si ravvede e decide di far parte di gruppi sovversivi.  Al contrario, I ditteri racconta la quotidianità di una ricercatrice immersa in un futuro alienante. La protagonista, Silvia K.,  sostanzialmente accetta la società in cui vive malgrado le individualità siano represse, i governi nazionali siano soppiantati da elitè finanaziarie e la realtà virtuale, da semplice gioco si sia trasformata in una necessaria via di fuga per riuscire a sopravvivere.

L’autore riesce a descrivere l’evoluzione degli eventi con una struttura narrativa ragionata, efficace e ritmata. Avvalendosi di diverse modalità espressive il racconto si fa estremamente eclettico: dal linguaggio epistolare si passa al quello del videogioco, dalla prima si passa alla terza persona, fino a momenti che rimandano a vere e proprie sequenze filmiche.

I vari stili narrativi sono ben amalgamati, restituendo al lettore delle immagini altamente vivide che, a nostro avviso, possono confluire come approdo naturale nella settima arte.

“I ditteri” lascia in dono al lettore una grande la riflessione sulle asperità del mondo contemporaneo e sull’esistenza umana costretta fra l’apparire e l’essere; un regalo che può provocare anche affascinanti momenti di smarrimento forse perché, alla fine, siamo semplicemente e tragicamente, ciò che appariamo.

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Recensione: “Grotesquerie” di Emanuela Valentini

Buongiorno, ed eccoci arrivati a una nuova recensione!

Il libro di cui voglio parlarvi oggi ha una cover davvero bellissima. Si tratta di Grotesquerie, scritto da Emanuela Valentini e pubblicato da DANA.

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TRAMA:

Questo è un libro pieno di cose che non dovrebbero accadere. Un’adolescente muta non dovrebbe essere costretta a lavorare in un circo; una ragazza intrepida e generosa non dovrebbe essere ridotta in schiavitù nelle viscere di una prigione orrenda; un ragazzo che si affida alla poesia non dovrebbe essere ostaggio di sudici poteri. In Europa la pace è effimera, il 1900 è percorso da segnali di guerra e da un sentimento di ribellione che attraversa la Francia: dai cunicoli di una prigione sotterranea alle mura dei palazzi del potere; la rivoluzione cresce tra la polvere e la cipria di un circo, dentro le pagine dei libri, intorno a grandi macchine, alla guida di sciami di insetti. Emanuela Valentini torna al romanzo con un’avventura steampunk distopica, che contrappone ricchi e poveri, belli e ribelli. Al centro di tutto il circo di Madame Grotesque e la sua nuova attrazione, Priscilla: una ragazza in grado di muovere intorno a sé piccoli animali e grandi sentimenti.

RECENSIONE:

Non dilunghiamoci troppo e arriviamo subito al dunque.

Questo libro è bellissimo!

Un’ambientazione pazzesca e piena di TUTTO. Personaggi incredibili e credibili al tempo stesso.

L’autrice ci prende per mano e ci conduce oltre il sipario per assistere alla realizzazione di una storia dalla trama abilmente intrecciata che dà vita a un romanzo mai letto.

Mi è piaciuto il modo in cui ha descritto i personaggi, fra l’altro davvero azzeccati, che in questa rocambolesca storia si sono incontrati e scontrati fra loro seguendo il disegno di un destino già scritto nelle stelle.

Uno stile accattivante e coinvolgente, in grado di suscitare nel lettore il giusto livello di curiosità per indurlo a leggere fino a notte fonda.

I miei complimenti cara Emanuela, una storia davvero imperdibile che ci ricorda che la bellezza risiede nelle azioni e non nell’aspetto.

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Recensione: “Ready Player One” di Ernest Cline

ready-player-one-maxw-6442045. La terra è diventato un posto insalubre e sovrappopolato in cui la povertà è diffusa e le risorse energetiche scarseggiano. Ad una realtà così tragicamente desolante l’umanità risponde rifugiandosi nella realtà virtuale. L’accesso principale all’alternativo mondo digitale  è offerto dal genio di  James Halliday, programmatore informatico e inventore di OASIS, un universo virtuale con accesso gratuito mediante visori e guanti aptici.

Attraverso il proprio avatar, su OASIS, si può fare di tutto: praticare sport, giocare, andare a scuola, viaggiare e anche guadagnare qualche soldo, ovviamente, virtuale. Quando Halliday muore lascia il suo immenso patrimonio a colui che sarà in grado di risolvere alcuni enigmi e superare un certo numero di  giochi disseminati su Oasis. Nasce così la figura del Gunter (da egg hunter), con la quale si indentificano milioni di persone lanciante alla ricerca dell’inestimabile ricchezza.  Wade Owen Watts, giovane nerd di Oklahoma City, è uno di loro ma ha un’arma in più: conosce, quasi alla perfezione, le vere passioni giovanili di Halliday legate indissolubilmente al mondo degli anni ’80.

Ready Player One mantiene fede alla omonima scritta che si staglia sullo schermo dei videogiochi subito dopo aver soddisfatto la richiesta: “insert coin”. Il romanzo entra subito in azione già dalle prima pagine,  immergendo il lettore/giocatore nelle spire avvolgenti delle sue vicende: il tessuto narrativo si evolve facendosi sempre più trascinante, ricalcando il progressivo passaggio di livelli tipico dei videogiochi. ready-player-one_notiziaCon una scrittura assai spigliata ed efficace e con ambientazioni tipiche della cultura anni ’80, Ready Player One racconta una futuristica ricerca dell’isola del tesoro, in cui la mappa è tanto dettagliata quanto più si conosca la storia del creatore dell’isola; in questo caso, James Halliday.

Per chi ha vissuto gli ‘80 sarà un tuffo nel passato con un carpiato nel futuro, mentre per chi quegli anni li ha solo intravisti, avrà a che fare con un nuovo oggetto di culto. Ernest Cline, l’autore, è nato nel 1972; la sua adolescenza è stata fatta di Space Invaders, robottoni giapponesiram da 64 kb e film mitici. Uno scibile nerd che, riversato abilmente nelle pagine del romanzo, ha contribuito senza dubbio al suo successo. Sapiente anche il bilanciamento fra passato e futuro, fra vintage e progresso tecnologico, fra vita vissuta e realtà virtuale: un mood letterario e cinematografico che sembra avere preso piede negli ultimi anni e di cui Ready Player One ne è, a pieno titolo, il portabandiera.

 

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Recensione: “Radice” di Liliana Marchesi

Ciao a tutti!!! Approfittando dell’offerta su Amazon, ho avuto il piacere di leggere il primo volume della saga R.I.G, “Radice“, che, come sapete è stata scritta dal nostro capitano, Liliana Marchesi. Vi posso anticipare che è stata un’ulteriore conferma sulle capacità creative del nostro “boss”, avendo già letto in precedenza altri suoi lavori. Ma bando alle ciance, ora vi lascio la mia recensione.

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A New York, come nel resto del mondo, criminalità, violenza e devianza sono state debellate definitivamente, grazie all’organizzazione governativa del MIND, che con l’intervento dell’ ARM, composto da soldati scelti, è in grado di mantenere l’ordine e stabilità. In questo clima, vive Kendall Green, una giovane cameriera che ha da poco perso la confortevole vicinanza della madre. Ma l’esistenza della ragazza è destinata a cambiare radicalmente, quando, nel Greenwood Cafè (il ristorante nel quale lavora), fa il suo ingresso un ragazzo misterioso e si scontra con una donna che necessita di cure in quanto in procinto di partorire. Sono questi incontri che renderanno consapevole Kendall, di cosa in realtà sia il MIND e del perché tutti i bambini muoiono a poche ore dalla nascita.

Primo romanzo della saga composta complessivamente da tre volumi e uno spin off che leggo, Giudizio assolutamente positivo su tutti gli aspetti principali  che costituiscono il romanzo. Lo stile dell’autrice è fluido, i colpi di scena non mancano e inchiodano entrambi, il lettore, che preso da un’irrefrenabile curiosità divora voracemente il romanzo. I personaggi son ben descritti e strutturati. Permettono al lettore un ottimo coinvolgimento emotivo, scaturendo una miriade di sensazioni che evolvono e in certi casi mutano, in corso di lettura. Ben curate le ambientazioni che non ridondano ma sono collocate strategicamente in corso narrativo come i colpi di scena che non mancano e stupiscono il lettore. Nel libro, sono inoltre presenti spunti innovativi veramente interessanti e elaborati che denotano una grande creatività da parte dell’autrice che sa creare contesti e realtà molto ghiotte e accattivanti. Quindi, non mi resta che dirvi di leggere assolutamente questa saga. Una storia unica e incredibile che accompagna il lettore in un viaggio straordinario. Quattro stelle e mezzo!!!

“Trev mi aveva detto che attraverso quell’ Azione Diversiva avrei scoperto qualcosa di più su ciò che facevano gli Orfani, sulle diversità che mi separavano da loro e sui limiti imposti dall’assenza della Radice, magari desiderando di riuscire a superarli.

Ebbene…aveva ragione

Ora  sapevo per cosa si battevano.

Ora avevo capito cosa mi era stato sottratto insieme alla Radice.

Ora…vedevo chiaramente cosa desideravo che mi venisse restituito.

La libertà”

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“Ciò che ci rende unici è la libertà di essere noi stessi.

Se ci tolgono questo…è come se ci condannassero a vivere nell’ombra della morte”

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Recensione: “The Last Girl 3” di Joe Hart

Buongiorno Amanti del Regno Distopico ^_^

Questa notte ho terminato la lettura del capitolo finale di una saga davvero meravigliosa, scritta dal bravissimo Joe Hart ed edita in Italia da La Corte Editore.

Sto parlando della serie THE LAST GIRL!

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Recensione: “I cercatori di pace” di L. Costantini

Ciao a tutta la nostra ciurma distopica! Oggi ho il piacere di proporvi la recensione del romanzo distopico “I cercatori di pace” della bravissima Laura Costantini. Un libro veramente valido e che incanta il lettore pagina dopo pagina. Ma bando alle ciance vi lascio alla recensione.

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Recensione: “Ink” di Alice Broadway

Buongiorno carissimi Amici 😉

Ho finito poco fa di leggere “Ink” di Alice Broadway, edito da Rizzoli, e devo assolutamente dirvi cosa ne penso prima di tuffarmi nella prossima lettura 😉

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TRAMA:

Immagina un mondo in cui ogni tua azione, ogni evento della tua vita ti viene tatuato sulla pelle, perché tutti lo possano vedere. Immagina se avessi qualcosa da nascondere… Non ci sono segreti a Saintstone: dall’istante in cui si nasce, successi e fallimenti vengono tatuati sulla pelle, così che tutti possano vederli e giudicarti, come un libro aperto. E proprio un libro i morti diventano: la pelle viene asportata, rilegata e consegnata ai familiari, come antidoto all’oblio che è ancora più temibile della morte. A patto che le pagine della vita superino il giudizio del consiglio: in caso contrario il libro viene gettato alle fiamme, e con lui il ricordo di un’intera vita. Quando l’amato papà muore, Leora, sedici anni, è convinta che il giudizio su di lui sarà pura formalità, e invece si rende conto che l’uomo nascondeva dei segreti, ma che di segreti ne cela anche il Consiglio…

RECENSIONE

Partendo dal presupposto che viviamo in una società in cui gli “intonsi” (ovvero le persone prive di tatuaggi) sono sempre meno, credo che tutti coloro che si fanno marchiare la pelle lo facciano per ricordare qualcosa o per esprimere una parte di sé. Almeno per me è così.

Quindi non ho trovato insolita da parte dell’autrice la scelta di creare questa civiltà in cui i marchi hanno un’importanza così rilevante. E se poi andiamo a esplorare la Terra e a conoscere tribù di cui non si sente parlare spesso, scopriamo anche che in alcune credenze i tatuaggi hanno davvero peso alla morte di una persona per decretare la purezza della sua anima.

Detto questo, e sottolineando lo stile piacevole con cui è stata narrata la storia, alimentata qua e là da qualche colpo di scena interessante, mi vedo costretta a storcere il mio nasino per un dettaglio che mi ha infastidito un po’.

Si tratta di un dettaglio che ad altri lettori può risultare fantastico, quindi prendetela proprio come un’opinione personale. Francamente però, ho trovato raccapricciante il fatto che i familiari ambissero ad avere in casa il libro contenente la pelle di un loro caro defunto.

Ink 2

Insomma, amo i libri e adoro i tatuaggi, ma un libro fatto con la pelle di una persona che amo e che è venuta a mancare… anche no!

Vi posso assicurare che non sono di stomaco debole (ne vedo di film cruenti), ma questo aspetto della storia mi ha disturbato un po’.

Che vi devo dire… sarò all’antica, ma una bella tomba su cui versare lacrime la prediligo di gran lunga.

A parte questo cari i miei distopici, Ink è senz’altro una storia interessante alla quale dare una possibilità per far breccia nei vostri cuori.

Alla prossima!

Per maggiori info sulla serie: click here!