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Recensione: “Una favola” di Edoardo Romanella

Buongiorno Distopici Amici, oggi vi parleremo di uno degli ultimi romanzi arrivati in Redazione. Si tratta di “Una favola” di Edoardo Romanella, edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Edoardo Romanella - Una favola.jpg

TRAMA:

Ogni cosa esiste perché esiste il suo opposto e ciascuno di noi è il prodotto del proprio vissuto. Una girandola di archetipi e miti, antichi e moderni, guida Gus alla ricerca di se stesso, narrandogli la favola della sua vita.
Gus ha ventiquattro anni e vive a Princeton. Una sera, poco dopo essere rincasato, sente bussare alla porta. Va ad aprire e si trova davanti una ragazza bellissima, che dice di aver avuto un guasto all’auto e gli chiede se può entrare per fare una telefonata. Fuori imperversa una bufera e lui la fa accomodare senza problemi. Dopo i primi convenevoli però, il ragazzo ha la sensazione che in lei ci sia qualcosa di strano. Col passare dei minuti la situazione diventa sempre più sgradevole, e Gus inizia a percepire un forte malessere interiore. Forse si sono già conosciuti…

RECENSIONE:

Questo libro è davvero molto particolare. Unico nel suo genere. Mi verrebbe da dire un grosso grasso inganno, ma il perché di questa affermazione lo lascio scoprire a voi.

Una scrittura pulita che dà vita a molti personaggi e che racconta attraverso una moltitudine di vicende cosa si cela nelle viscere della natura umana. Quali sentimenti ed emozioni attendono di essere risvegliate. E di quanto poco serva per richiamarle alla vita.

Forse la depressione che segue un dolore non è una parentesi della vita reale ma, al contrario, l’unica pausa all’illusione in cui viviamo.

Molti i temi trattati, e tutti molto importanti. Leggendo questo libro si ha l’impressione di essere di fronte a un’antologia che, però, alla fine di tutto rivelerà il suo vero volto.

Fuorviante, ingannevole, profondo, diretto.

Una lettura stimolante che saprà farvi riflettere sul mondo che c’è fuori, ma soprattutto dentro di voi.

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Fumetti, Recensioni

Recensione FUMETTO: “Spazio profondo” di Ivan Passamani e Marco Torti

TRAMA:

Nella profondità del cosmo, qualcosa di estremamente pericoloso e cangiante si nasconde pronto a colpire. Nel silenzio assordante dello spazio nessuno può sentirci, ma la paura può essere letale.

RECENSIONE:

Ispirato, come correttamente ammesso dai creatori, a “Alien” di Ridley Scott e anche a “La Cosa” di John Carpenter, questa mini saga di tre volumi racconta in maniera claustrofobica l’infinita lotta tra gli esseri umani e i loro mostri. Ambientato in un futuro ipertecnologico che sembra uscito dalla penna di uno scrittore degli anni sessanta ci racconta la distopia del naufragio e delle solitudine nelle vastità cosmiche.

Scandita da un ritmo a tratti pressato dall’eccesso di baloon e descrittivi, spesso dovuti all’anonimità del protagonista rinchiuso in una tuta spaziale integrale, la storia ricorda molto un videogioco in cui bisogna disperatamente sfuggire al demone che ci insegue tra le ombre. Disegnato in classico stile italiano il fumetto concentra l’attenzione sui personaggi più che sull’insieme in cui si svolgono le vicende. Realizzato con un bianco e nero netto, a tratti anche eccessivo nel suo delineare l’oscurità, rappresenta un modo unico e vagamente retrò di mostrare il terrore dell’ignoto. Le tavole sono semplici, a tratti scarne, ma riescono comunque a trasmettere le sensazioni necessarie a coinvolgere il lettore.

L’uomo ha conquistato lo spazio, ha superato i suoi limiti, forse si è autodistrutto eppure non ha perso la paura di ciò che non conosce e che non è in grado di capire.

Pensato per essere una mini serie Spazio profondo lascia molti interrogativi aperti ma fa ben sperare per i prossimi lavori di questi autori e della casa editrice che ha creduto in loro.

 

Recensioni

Recensione: “Regina di Ossa” di Alisa Kwitney

Buongiorno Lettori!

Finalmente posso parlarvi di questo romanzo bellissimo!

Non perdo altro tempo e vi dico subito, subito cosa ne penso 😉

Alisa Kwitney - Regina di Ossa

TRAMA:

Quando Elizabeth Lavenza si iscrive a Ingold, prima e unica studentessa di Medicina, capisce subito che dimostrare quanto vale a compagni e professori sarà cosa ardua. Così quando s’imbatte in un bio-meccanico difettoso – una delle creature che la scuola sta riportando in vita, usando cadaveri di giovani uomini allo scopo di addestrare un esercito di soldati-automi da spedire in guerra – si offre di ripararlo per farsi notare. Ma questo bio-meccanico sembra aver conservato ricordi, sentimenti… e una coscienza. Elizabeth scopre che si tratta di Victor Frankenstein, brillante studente di Ingold deceduto in circostanze misteriose, e ne è pericolosamente attratta. Si ritrova così invischiata in una rete di segreti, intrighi e oscuri esperimenti che paiono implicare la Regina Elisabetta.

RECENSIONE:

Il prologo della storia, rispetto agli eventi narrati dal primo capitolo, è indietro di circa un anno a livello temporale e inizia con il risveglio in stato confusionale di Victor, uno dei due protagonisti. Poco a poco il nostro amico comincia a mettere a fuoco la situazione in cui si trova, rendendosi conto che mentre la sua mente è sveglia, il suo corpo non risponde ai comandi. La cosa peggiore però, è che sta per essere sottoposto a una qualche pratica chirurgica nel bel mezzo di una lezione di medicina.

Possibile che nessuno dei presenti si accorga che è cosciente?

Questo, care e cari miei, è l’incipit mozzafiato che accenderà la vostra curiosità, mantenendola viva per tutta la durata della storia.

Lizzie, la nostra seconda voce narrante, è un aspirante medico in un’epoca in cui alle donne è a malapena consentito svolgere mansioni infermieristiche. E se a questo aggiungiamo che si tratta di una giovane donna (curiosa, cocciuta e brillante) americana in territorio inglese, è quasi scontato dire che per lei sarà dura farsi rispettare e prendere sul serio.

Fra professori snob, compagni dispettosi, fatta eccezione per gli unici due casi umani (in senso buono) che le offrono la loro amicizia, Lizzie incontrerà Victor, dando il via a una serie di eventi rocamboleschi che vi stritoleranno il cuore, ma che vi faranno anche provare un caldo brivido di piacere lungo la schiena nei momenti più intimi.

“Baciami ancora.” Le parole gli uscirono come un ringhio, ma a lei non sembrava importare. Alzò il mento e lo baciò, avvolgendo i suoi capelli tra le dita. Era la sensazione più bella del mondo. Meglio che mordere un mango maturo e dolce dopo un mese di tè annacquato e gallette. Meglio che salire in cima alla nave e finalmente, finalmente, scorgere la terra.

Una trama affascinante con un intreccio arguto, in cui c’è spazio per il mistero, l’adrenalina e l’amore. Ingredienti a mio dire indispensabili.

Ho trovato curiosa la scelta del nome di uno dei professori… MAKEPIECE, non vi dico nulla… ragionateci 😉

C’è chi dice sia una rivisitazione in chiave femminile del Frankenstein di Mary Shelley, vero, ma io ho trovato anche un pizzico di Dottor Jekyll e Mister Hyde 😉

Se non conoscete questo romanzo, primo di una serie a quanto pare, ma che comunque non si chiude con un cliffhanger, vi suggerisco di rimediare NOW!

È pericoloso avere ragione quando le autorità costituite hanno torto.

Tutte le info sul libro le trovate qui 😉

Recensioni

Recensione: “2045. Lettere da un passato futuro” di M. D’ Abruzzi

Ciao a tutti i nostri e le nostre fidatissimi e fidatissime followers!

Come state? Già sufficientemente sciolti da questo, iniziale, caldo estivo?

Noi di Leggere Distopico non andiamo mai in ferie, anzi, ci carichiamo sempre di più per offrirvi il meglio. Oggi, ho, quindi, il piacere di proporvi la recensione di un appassionante romanzo che, vi consiglio assolutamente di leggere. Ha tutte le carte in regola per essere portato con voi durante le ferie, ma soprattutto le ha per noi, in quanto incarna il VERO romanzo distopico per eccellenza. Un libro che vi catturerà dalla prima all’ ultima pagina!

Mirko D'Abbruzzo - 2045

TRAMA:

Anno 2045. Il pianeta dopo essere stato visibilmente sconvolto dalla Terza guerra mondiale cerca, lentamente, di risollevarsi. L’ umanità, nel suo insieme, viene messa da parte per far fronte alla nuove tecnologie. Tutta la vita di un individuo viene raccolta all’ interno di unità informatiche che per sopravvivere deve guadagnare delle monete virtuali denominate worldcoin. Tutti coloro che non riescono a mantenere un certo tenore di vita vengono reclusi e, inevitabilmente, emarginati nelle così dette zone rosse, abitate dalla feccia cittadina. In questa realtà vive Luca Cera, un ragazzo come tanti, che, improvvisamente, vuoi la sfortuna, vuoi l’ alto tenore di vita, si trova tra il gruppo dei nullatenenti e trasportato da dei loschi individui nella zona rossa ai margini di Roma. Qui, intraprenderà un viaggio che non solo lo aiuterà a crescere come individuo, ma anche che lo metterà di fronte a verità e rivelazioni per tanto tempo nascoste.

RECENSIONE

Il romanzo mi è piaciuto veramente molto. Lo stile dell’ autore è fluido e accattivante. La lettura è resa scorrevole dalla bravura stilistica dello scrittore e dai numerosi colpi di scena che lasciano il lettore con il fiato sospeso. I personaggi come le ambientazioni sono il punto di forza del libro. Grazie a essi ci si immedesima totalmente nelle vicende narrate. L’ autore li descrive con precisione e maestria. Molto originale la sinossi che nella sua evoluzione fa sotto intendere quanto lo scrittore si sia documentato. Sicuramente un libro da non perdere!!!

Tutte le info sul romanzo le trovate qui!

Fumetti, Recensioni

Recensione FUMETTO: “Blame!” di Tsutomu Nihei

Buongiorno a tutti Amici Distopici dei fumetti, oggi faremo un piccolo salto nel passato per parlare di un’opera dalla grande forza immaginifica.

TRAMA:

Nihei ci trasporta in una Terra di un lontano futuro, dove macchine e uomini convivono a fatica in un complesso labirinto di gigantesche megastrutture sotterranee, splendidamente illustrate con tavole mozzafiato. In questo mondo distopico fatto di robot, esseri sintetici ed enormi reti globali, un agente speciale riceve l’incarico più difficile e inizia un viaggio che lo porterà ai confini estremi di quello che resta della Terra e dei suoi abitanti!

RECENSIONE:

Pur avendo superato da poco la maggior età, il primo numero di Blame! è stato pubblicato nel 1998, rimane un manga ancora attuale e fortemente visionario. Ambientato in un futuro claustrofobico in cui esseri al carbonio, gli umani, e al silicio, i tecno-organici, devono condividere la stessa esistenza, il fumetto si sviluppa in un’enorme sequenza di livelli, enormemente estesi sia in orizzontale sia in verticale senza soluzione di continuità.

Tsutomu Nihei è un architetto e ha messo tutta la sua arte in quest’opera, generando un groviglio di vita in cui le parole sono superflue e le sfumature di nero si sovrappongono per creare illusioni strutturali a dir poco incredibili. La base dell’autore emerge a ogni linea, mentre il labirinto di livelli interconnessi, ci trascina in una struttura aliena che esce da ogni schema classico. Un monumentale progetto architettonico in cui i personaggi si muovono come insetti intrappolati in un termitaio di cemento e metallo.

La storia, a tratti banale e spesso priva di dialoghi, non è semplice da inquadrare. Bisogna leggere almeno due o tre volumi per iniziare a scorgere una trama tra le lunghe pagine di silenzio, non è un fumetto per neofiti appassionati da fitti dialoghi in stile europeo. Bisogna lasciarsi trasportare dall’ambientazione, comprendere i comportamenti degli individui e farsi un’idea del mondo prima che la prepotenza della storia ci trascini nel cuore di Kaito.

Se siete appassionati come me dovete leggerlo, ma dovete farlo con la consapevolezza che vi troverete vostro malgrado in difficoltà. Datevi tempo, osservatelo e poi mi saprete dire.

Blame! non è per tutti ma tutti posso essere per Blame!

Pubblicazione

Serie completa. Prima edizione 1998-2003 è composta da 10 tankōbon.

Recensioni

Recensione: “Manuale di scrittura di fantascienza” di Giulia Abbate e Franco Ricciardiello

Buongiorno cari lettori.

A volte capite che durante alcune discussioni nate all’interno del nostro gruppo Facebook, ci si imbatta in titoli nuovi e non ancora scoperti.

Uno di questi titoli è proprio quello di cui voglio parlarvi oggi “Manuale di scrittura di fantascienza” di Giulia Abbate e Franco Ricciardiello, edito da Odoya.

Manuale di scrittura di fantascienza

TRAMA:

La fantascienza è oggi un genere di enorme successo: nel cinema, nelle serie tv, in fortunate saghe letterarie, il pubblico cerca visioni del futuro che si riflettano sul nostro presente e ci aiutino tanto a sognare, quanto a capire. Le storie di fantascienza, distopiche, di speculative fiction e di narrativa di anticipazione alla Black Mirror hanno una comunità di lettori e lettrici attenti, esigenti e sensibili alla qualità, oltre che ai contenuti teorici. Gli scrittori e le scrittrici ne sono consapevoli, ma hanno spesso pochi strumenti per lavorare in modo professionale e soddisfacente, senza incorrere nei problemi tipici di un genere amato, ma complesso e ancora poco conosciuto nei suoi meccanismi interni. Questo manuale nasce per aiutare chi si avvicina alla scrittura speculativa a farlo nel modo migliore: dopo una introduzione che delinea una rapida panoramica sulla tradizione della fantascienza, espone (con agili schede di lettura) quello che è utile sapere sul canone di riferimento e sui “luoghi comuni” che non si possono ignorare. Ma lo fa in chiave operativa, concentrandosi sul funzionamento delle storie, sulla loro costruzione, sugli aspetti principali da conoscere per cominciare a scrivere subito. Un metodo pratico di scrittura che spiega chiaramente cosa fare (e come farlo meglio) e cosa non fare, il tutto pensato per mettere autori e autrici in condizione di scrivere più facilmente e più velocemente, con cognizione di causa e con l’amore per un genere che è principalmente un punto di vista, e che si presta a infinite declinazioni una volta compresa la sua essenza peculiare.

RECENSIONE:

Nell’ultimo periodo sto masticando diversi manuali di scrittura (la voglia di crescere e imparare non mi abbandona mai 😉 ), e devo dire che la mia opinione su questo titolo non può che essere positiva.

Prima di tutto si evince da ogni singola pagina che è stato scritto da persone competenti. I titoli citati come esempi nelle varie parti del manuale, sono la prova che prima di cimentarsi nella scrittura, Giulia e Franco hanno macinato moltissimi chilometri nel genere Fantascientifico.

Fin dall’introduzione verrete presi per mano e accompagnati passo dopo passo nell’avventura che si chiama scrittura. A partire dall’idea che scaturisce nella nostra testa alla creazione dei personaggi, dall’ambientazione all’intreccio. Riceverete suggerimenti sul metodo più efficace in cui organizzare il vostro lavoro, scoprendo che per quanto creativo possa essere costruire una storia, non si va da nessuna parte se non si ha un buon metodo e se non si seguono dei binari. Almeno per certi aspetti 😉

Nelle pagine di questo libro vengono descritti anche alcuni dei sottogeneri della fantascienza, diciamo quelli più in voga al momento, perciò si parla anche di Distopia.

Chi mi segue da un po’ sa che ho sempre affermato che la Distopia, a mio modesto parere, è sempre stata classificata erroneamente come sottogenere della fantascienza, ebbene, dopo aver letto questo manuale, posso affermare che la Distopia, nata come sottogenere della fantascienza, oggi abbia una rilevanza maggiore rispetto al passato e che, magari ( 😉 ) può iniziare a essere considerata come un genere a sé stante, contaminato a sua volta da sfumature di generi differenti.

A parte questo appunto personale, faccio i miei complimenti agli autori perché hanno centrato l’obiettivo soprattutto per quanto riguarda l’errata percezione della fantascienza in generale. Purtroppo ancora oggi si pensa che si tratti solamente di alieni, navicelle spaziali e universi paralleli. Invece no. La fantascienza è molto più di questo e io vi invito caldamente a leggere questo manuale, anche se non siete scrittori, per poter comprendere a fondo questa colonna della letteratura.

LINK DI AMAZON PER ORDINARE IL LIBRO

Qui invece trovate l’intervista che abbiamo rivolto agli autori.

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Recensione: Screaming Dora di Laura Scaramozzino

Salve amici distopici! Oggi vi parlo di un libro a dir poco insolito, il mio istinto non sbagliava quando mi ha attirata come una calamita verso il post di presentazione – presente sul nostro gruppo Facebook – con quella copertina decisamente singolare.

Trama:

Dora ha quindici anni e vive in una società futura che non conosce il dolore e l’invecchiamento. L’Apathoxina ha cancellato qualsiasi forma di sofferenza. Grazie al puntophone, un innesto biotecnologico inserito nel polso, gli uomini possono evitare qualunque situazione avversa e controllare le attività dei robot. Il sesso è regolato da programmi di Libero Accoglimento e la morte arriva dopo i cento anni attraverso il Programma di Accompagnamento Meditativo. Un giorno Dora ha un incubo terribile. Il padre la porta in un centro benessere in cui le viene iniettata una dose rafforzativa di Apathoxina. Ma dopo essere tornata nella villa liberty in cui vive inizia ad avere delle visioni e a pensare in modo ossessivo alla madre morta. Sempre più in ansia e incomprensibilmente libera dall’effetto del farmaco, Dora ricorda di aver sognato un misterioso quadro del passato. Un presentimento la porta a collegare la morte della madre all’opera. Decisa a far luce sul mistero chiede aiuto all’unica persona di cui si fida: il compagno di classe Gabriele. Grazie a delle memoproiezioni e a una vecchia favola piena di indizi, Dora e il suo migliore amico partono alla ricerca di verità nascoste…

Recensione:

Edito da Watson Edizioni, “Screaming Dora” è un romanzo autoconclusivo che presenta una commistione tra distopia, mistery e sci-fi; la scrittrice ci fa entrare in punta di piedi in un mondo futuristico e all’avanguardia, dove la tecnologia ha fatto passi da gigante e sono diventati d’ordinaria amministrazione congegni quali il puntophone e simulatori di vario genere, ma il picco più alto si è raggiunto con l’avvento di un farmaco, l’Apathoxina, che ha rivoluzionato a tal punto la vita dell’uomo tanto da fargli ignorare concetti quali dolore e invecchiamento.

Dora, la nostra giovane protagonista, a seguito di un terribile incubo, che l’ha scossa nel profondo, si pone degli interrogativi circa la recente scomparsa della madre che confluiscono tutti verso un inquietante ed ermetico quadro novecentesco. A peggiorare ulteriormente le cose c’è l’improvvisa e inspiegabile immunità dagli effetti dell’Apathoxina, la ragazza scoprirà in prima persona sensazioni quali il freddo e la sofferenza…

Quello che forse non avrebbero mai ammesso, ma che agli occhi di Dora appariva ormai una certezza, era che tutti, alla fine, si stancassero. Di essere felici, forse, o semplicemente di vivere.

La forza di questo romanzo sta tutta nella scrittura della Scaramozzino che oserei definire sensoriale; il senso principalmente stimolato è di sicuro la vista perché, anche se le descrizioni non si dilungano eccessivamente, si riesce comunque a percepire quel turbinio di colori e il cambio repentino d’ambientazione; l’arte acquisisce una valenza di un certo spessore all’interno del libro, infatti, rappresenta quel punto di contatto tra passato e presente in grado di fornirci delle risposte, ma anche di spingere verso ulteriori quesiti e riflessioni; viene data la giusta profondità ai personaggi che risultano piuttosto realistici e l’intreccio narrativo è ben sviluppato a dispetto di un finale “evanescente” e dubbioso non esattamente in linea col mio gusto personale.

Il plot si dipana in una climax ascendente di mistero creando un’atmosfera avvolgente, escamotage in grado di mantenere costante l’attenzione di chi sta leggendo conferendo così un ritmo incalzante alla lettura, l’unica pecca – se così si può definire – che ho riscontrato è la brevità perché infonde una sensazione di incompletezza e repentinità, in alcuni punti è povero di quegli elementi che potevano impreziosirne la narrazione e approfondire ulteriormente questo scenario distopico così originale.

La Scaramozzino mette una “pulce” nell’orecchio del lettore che si trova suo malgrado a riflettere su argomenti importanti quali l’eticità che si cela dietro all’uso spropositato dell’Apathoxina per arrestare l’incedere del Tempo che avanza – uno spauracchio che spaventa non poco – e sottolinea la fragilità insita nella condizione umana, porta a ragionare in maniera concreta sulla sofferenza perché, nonostante abbia una connotazione negativa, si tratta di una percezione imprescindibile per ognuno di noi, una sorta di filtro che ci consente di discernere i momenti felici da quelli tristi e capace anche di dare un “significato” alla nostra esistenza e in questo specifico tema ho riscontrato delle reminiscenze di filosofia nichilista.

Screaming Dora” si conferma un valevole romanzo d’intrattenimento dalle mille potenzialità, fruibile tanto ad un target giovane quanto ad uno più adulto, che ci proietta in caduta libera verso un futuro, forse, non troppo distante dall’immaginario collettivo.

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Recensione: “La democrazia della felicità” di Stefania Coco Scalisi

TRAMA

Nina è una donna che ha saputo sfruttare il proprio dono, ovvero riuscire a ottenere spontaneamente le confidenze degli altri, diventando una psicologa di indiscusso talento. Il suo è un lavoro importante e delicato, soprattutto da quando il Partito del Sorriso ha instaurato la Democrazia della Felicità e nel Paese i sentimenti negativi e la mancanza di trasparenza sono stati messi al bando. Nel romanzo si ripercorre la carriera professionale di Nina, alle prese con personaggi noti e meno noti ai suoi concittadini.
Spiccano casi scabrosi, come quello di un’amatissima attrice accusata di tentato infanticidio, ed episodi di massimo riserbo, che riguardano alte sfere di quel clero che ha visto di buon occhio l’ascesa del nuovo corso politico. Sullo sfondo, l’avvento di una società dispotica che fa della felicità il suo vessillo per eliminare il dissenso anche solo potenziale. Così, con ironia sottile, il romanzo racconta la cancellazione dell’individuo e il rompersi dei legami sociali e comunitari in un mondo anestetizzato dai troppi finti sorrisi.

RECENSIONE

Questo libro mi è capitato tra le mani quasi per caso durante il Salone del Libro di Torino e, come tutte le cose che accadono senza motivo, mi ha incuriosito. Ho letto la trama e, ora che l’ho finito, posso dire che raramente mi è capitato di trovarne una così ben centrata sul contenuto.

L’autrice racconta tramite Nina una società incentrata sul sorriso, un’enorme utopia forzata in cui ogni malumore è stato bandito assieme alla libertà di espressione. Più che un romanzo è un saggio narrato, una lunga digressione sull’insofferenza umana alla ricerca di una perfezione che non può esistere.

Spesso un po’ carente di ritmo, La democrazia della felicità usa i pazienti di Nina come un pretesto per raccontare comportamenti e situazioni estremamente attuali. Non ci sono colpi di scena e nemmeno scambi al fulmicotone, tutto scorre attraverso la vita apparentemente normale di una psicologa che ha deciso di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Anna è una dei personaggi che possiamo incontrare nel racconto, l’emblema di una storia basata su una semplice parola: felicità.

Anna sei felice?

Felicità. Perché siete tutti ossessionati da questa parola? Io non so neanche cosa significhi.

Il resto lo lascio a voi.

Dalle pagine emerge la capacità di Stefania di giocare con le emozioni, ha uno stile caratteristico incentrato sulla narrazione più che sul dialogo. Se vi piace il genere e le date fiducia sono certo che vi converrà tenere d’occhio questa ragazza 😉

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Recensione: “L’incubo di Borel” di Raul Londra

Trama:

L’incubo di Borel è un romanzo inedito di genere distopico, scritto da Raul Londra, fin dalle prime pagine Raul ci porta in Australia che è divenuto una prigione di contenimento a seguito dell’epidemia di un virus letale che ha dimezzato la popolazione. Qui conosciamo i quattro protagonisti Deliah, John, Richard e Tilda, tutte pedine in ruoli diversi sulla stessa scacchiera, tutti pronti a tutto pur di sopravvivere e di scappare, ma realmente da quale prigione?L’isola o se stessi? Cosa si è disposti a fare in nome del proprio ego? Siamo sicuri che il futuro raccontato con sapienza, realismo e crudeltà attraverso i protagonisti, sia davvero cosi distante da noi? In un crescendo di colpi di scena dove la vittima potrebbe divenire carnefice e dove ogni scelta cambierà inevitabilmente il corso degli eventi quattro vite si intrecceranno loro malgrado e la loro sorte sarà quella dell’intero pianeta. Tu da che parte stai?
N.B. Il romanzo contiene scene destinate ad un pubblico adulto e consapevole.

Recensione:

Deliah, John, Richard e Tilda sono i personaggi principali del romanzo “L’incubo di Borel”, edito da PubMe, ambientato in un futuro distopico, precisamente in Australia, dove si destreggeranno tra le mille insidie dell’Isola. Ma cos’è “l’isola”?
Si tratta di un sistema carcerario – a dir poco estremo – popolato da individui infettati da un misterioso virus che ha decimato la popolazione, pertanto, vi sono obbligatoriamente condotti al fine di prevenire un’ulteriore pandemia e abbandonati lì, in mezzo a questo posto sperduto che ha tutta l’aria di un lager tra l’incuria e gli stenti, facili prede tanto delle guardie quanto degli altri prigionieri. Le misure di sicurezza rendono l’area un vero e proprio campo minato, non c’è via di scampo.

Eppure ci si trova davanti ad un bivio: soccombere e sottomettersi o azzardare un tentativo di evasione con l’alto rischio di morire provandoci.
Non scenderò nel dettaglio, vi dico solo che sarà un susseguirsi implacabile di colpi di scena tutti orientati verso un’unica destinazione: lottare per la propria sopravvivenza e sfuggire al sistema.
L’alternanza dei diversi POV offre al lettore un’ampia panoramica degli eventi; dandoci la possibilità di passare da semplici spettatori ad essere protagonisti, servendoci dei loro occhi e provando così il loro stesso scombussolamento emotivo dato dall’evolversi della situazione.
Sullo stile di scrittura posso spendere qualche parola in più, vi dico subito che è sciolto, privo di artificiosità e coerente con le premesse della sinossi, si mette l’accento sul pathos e la drammaticità delle circostanze; l’autore non si risparmia nel descrivere episodi forti mentre è degna di nota la sua capacità di bilanciare, con pochi tocchi, tanto la personalità del personaggio che sta sulla scena quanto il background nel quale è circoscritto il romanzo.
Il lettore è suo malgrado trasportato in un arco narrativo che solo all’apparenza sembra lontano anni luce da noi, ma vengono toccati diversi tasti dolenti: la conservazione della specie, i meandri oscuri dell’indole umana costituita perlopiù da istinti etc.; insomma niente è lasciato al caso ogni azione ha una sua logica conseguenza.
Ma …
Sì, c’è un ma.
È un libro che ha suscitato in me sentimenti contrastanti, ho apprezzato sia l’originalità che sta alla base stessa della narrazione sia la scorrevolezza del testo, eppure – per qualche motivo che non riesco a spiegarmi neanche io – non sono riuscita ad immedesimarmi come avrei voluto.
Ciò nonostante mi sento di consigliarvelo perché è raro trovare un esordiente che abbia questa padronanza della lingua italiana e sappia riversarla nella scrittura non svilendola o infarcendola di superficialità.