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Recensione: “Una favola” di Edoardo Romanella

Buongiorno Distopici Amici, oggi vi parleremo di uno degli ultimi romanzi arrivati in Redazione. Si tratta di “Una favola” di Edoardo Romanella, edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

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TRAMA:

Ogni cosa esiste perché esiste il suo opposto e ciascuno di noi è il prodotto del proprio vissuto. Una girandola di archetipi e miti, antichi e moderni, guida Gus alla ricerca di se stesso, narrandogli la favola della sua vita.
Gus ha ventiquattro anni e vive a Princeton. Una sera, poco dopo essere rincasato, sente bussare alla porta. Va ad aprire e si trova davanti una ragazza bellissima, che dice di aver avuto un guasto all’auto e gli chiede se può entrare per fare una telefonata. Fuori imperversa una bufera e lui la fa accomodare senza problemi. Dopo i primi convenevoli però, il ragazzo ha la sensazione che in lei ci sia qualcosa di strano. Col passare dei minuti la situazione diventa sempre più sgradevole, e Gus inizia a percepire un forte malessere interiore. Forse si sono già conosciuti…

RECENSIONE:

Questo libro è davvero molto particolare. Unico nel suo genere. Mi verrebbe da dire un grosso grasso inganno, ma il perché di questa affermazione lo lascio scoprire a voi.

Una scrittura pulita che dà vita a molti personaggi e che racconta attraverso una moltitudine di vicende cosa si cela nelle viscere della natura umana. Quali sentimenti ed emozioni attendono di essere risvegliate. E di quanto poco serva per richiamarle alla vita.

Forse la depressione che segue un dolore non è una parentesi della vita reale ma, al contrario, l’unica pausa all’illusione in cui viviamo.

Molti i temi trattati, e tutti molto importanti. Leggendo questo libro si ha l’impressione di essere di fronte a un’antologia che, però, alla fine di tutto rivelerà il suo vero volto.

Fuorviante, ingannevole, profondo, diretto.

Una lettura stimolante che saprà farvi riflettere sul mondo che c’è fuori, ma soprattutto dentro di voi.

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Recensione: “Entombed” di Riccardo Giacchi

Buongiorno Amici Lettori, benvenuti in questa nuova recensione di leggere distopico. Oggi vi parlerò di Entombed di Riccardo Giacchi, autore con cui mi confronto per la prima volta in questo autoconclusivo.

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TRAMA:

Nel 2054 una nuova ondata di sangue scorre sulla Terra, come mai prima di allora. Nessuna guerra tra gli uomini l’ha causata, ma l’arrivo lesto e brutale dei nuovi arrivati. Dopo la caduta del meteorite Luxifer, inabissatosi nell’Atlantico, essi sciamano nelle vie disseminando morte e caos. La disperazione fa sì che i governi si uniscano sotto un’unica bandiera in nome della sopravvivenza comune. Quando ormai si teme il peggio e l’invasione sembra incontenibile, sorge un vecchio programma di combattimento: i Giant 02, mastodontiche macchine da guerra riadattate per il rastrellamento della feccia mostruosa. A comandare lo squadrone è il maggiore Garrison, le cui gesta eroiche faranno affiorare sconvolgenti verità, poiché il misterioso ordine della Vergine di Ferro, che si credeva scomparso, è tornato…

RECENSIONE:

In questo caso, perdonatemi, non mi è possibile fare accenno alla trama in maniera ulteriore a quella scritta sopra, in quanto il rischio di spoiler è molto alto proprio per il modo particolare in cui è scritta la storia. Lo stile di Riccardo Giacchi è scorrevole, i personaggi sono caratterizzati abbastanza bene e il libro in un certo qual modo ti tiene incollato alle sue pagine, nonostante il modo inusuale (non posso dirvi di più) di affrontare gli eventi narrati. La storia è come se si spezzasse in due: la parte maggiore descritta nella trama e la parte finale che è come a sé stante ma in realtà ben collegata a tutto quello scritto precedentemente. L’autore con questo modo particolare di esporre le vicende a mio parere si prende un grosso rischio. Una scommessa vinta per buona parte del libro ma, a mio modestissimo parere, non proprio ben studiata nella parte finale, secondo me un po’ deludente.