Mysterious Writer

Mysterious Writers: Giulia Abbate e Franco e Franco Ricciardiello

Buongiorno carissimi Lettori Distopici ^_^

Oggi vi riporto l’interessante intervista doppia che si è svolta poco tempo fa all’interno del nostro gruppo.

Gli ospiti erano Giulia Abbate e France Ricciardiello, autori del Manuale di scrittura di Fantascienza.

Giulia Abbate, editor e coach di scrittura, è cofondatrice di Studio83, agenzia di servizi letterari di sostegno ad autori e autrici esordienti. Ha pubblicato il romanzo ucronico Nelson (Delos Digital) e racconti apparsi in numerose antologie collettive, raccolti in Lezioni sul Domani e Stelle Umane. Cura per Delos Digital la collana di racconti di fantascienza sociale “Futuro Presente” e collabora con riviste e portali dedicati alla letteratura di genere. Nel 2018 ha vinto due premi Italia, nelle categorie “Miglior articolo” e “Miglior racconto” su riviste amatoriali. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo La cospirazione dell’inquisitorie (Fanucci), e curato la raccolta Next-Stream. Visioni di realtà contigue (Kipple).

Franco Ricciardiello comincia a pubblicare fantascienza a vent’anni. Nel 1998 vince il premio Urania per il miglior romanzo di fantascienza italiano con Ai margini del caos (Mondadori), tradotto in Francia da Flammarion. Ha insegnato per quasi vent’anni Scrittura creativa a Biella, Vercelli e Genova, e tiene seminari sulla letteratura a Torino, Napoli, Cosenza e Novara. Ha collaborato all’enciclopedia a dispense Scrivere della Rizzoli con una serie di schede su celebri opere della letteratura mondiale e con il volume dedicato allo “Stile letterario”. Oggi ha all’attivo tre romanzi di fantascienza, due gialli, un thriller e un romanzo contemporaneo, più tre volumi che raccolgono la maggior parte dei suoi racconti apparsi in riviste e antologie in Italia, Francia, Grecia e Argentina. Per Meridiano Zero ha pubblicato L’ombra della luna (2018). Per Odaya ha già pubblicato Storie di Parigi (2017), Storie di Venezia e Storie di Torino (2018).

Se volete approfondire la conoscenza del manuale, qui trovate la mia recensione, ma adesso vi riporto giusto un paio di domande dell’intervista che potete recuperare integralmente qui.

  • Da cosa nasce l’intenzione di scrivere un manuale di scrittura?
  • Nasce da un’esigenza che Franco e io abbiamo scoperto di avere in comune: l’esigenza di leggere fantascienza di qualità, e allo stesso tempo di sollecitare la comunità SF italiana (che spesso patisce una certa emarginazione da lettori&lettrici e anche dall’ambiente editoriale) ad atteggiamenti più rigorosi e professionali.
    Questo sentire si è poi evoluto in una ulteriore meta, che è quella finale del manuale: ovvero quella di “formare” nuove generazioni di autori e autrici alla migliore fantascienza possibile, dando degli strumenti semplici, chiari, esaustivi, per partire avvantaggiati rispetto a ciò che è successo a noi, ad esempio.
    Per questa ragione nel manuale abbiamo incluso una definizione di fantascienza che abbiamo ricavato noi, dopo riflessioni singole durate anni e dopo un confronto bello e complesso. E per la stessa ragione abbiamo inserito quante più citazioni possibili, box di approfondimento su concetti della narratologia, più un metodo di scrittura pratico… abbiamo cercato di creare un “sussidiario” semplice e completo che metta in condizione di lavorare subito e di vivere il tutto nel modo più piacevole possibile.
    Qui Franco racconta un momento intermedio, nel quale stavamo già scrivendo il manuale e abbiamo potuto esprimere proprio le intenzioni, nel corso di una conferenza che abbiamo tenuto insieme al Salone del Libro di Torino, nel 2018.
    https://ricciardielloblog.wordpress.com/…/scrivere…/
  • Come avete lavorato, concretamente (se vi siete rivolti a biblioteche, archivi o altro), alla selezione del materiale? E ora che il libro è stato stampato è rimasto fuori qualcosa che, a mente serena, vi siete pentiti di non aver aggiunto al corpus finale?
  • Se per “materiale” intendi le citazioni e i riferimenti bibliografici, ci siamo basati sulle nostre librerie: nel senso che abbiamo citato passi e titoli basandoci non su un criterio di “compendio totale” ma con quello dell’utilità, ovvero di exempla specifici, la qual cosa ci ha sollevati dall’obbligo di dover “mettere dentro tutto”.
    Quindi abbiamo pescato nella nostra memoria di lettrice&lettore di fantascienza da una vita, e sui nostri scaffali, confrontandoci spesso.
    Devo dire che Franco ha all’attivo molte più letture di me e una cultura fantascientifica immensa, e per me è stata una grande sicurezza poterlo interpellare o direttamente sfruttare.
    Nel mio caso, ho lavorato tantissimo nella mia biblioteca di zona, dato che non possiedo tutti i libri che ho letto. Da questo punto di vista il Sistema Bibliotecario Milano è un patrimonio di sapere e di umanità immensi.

Sono certa che sia le biografie dei nostri due ospiti che le loro risposte vi avranno spinto ad approfondire la loro conoscenza.

Quindi, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima 😉

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Mysterious Writer

Mysterious Writer: Liliana Marchesi

Buongiorno carissimi amici, so cosa state pensando ma posso assicurarvi che per una volta la Boss non mi ha imposto nulla minacciandomi di mettermi a pane e acqua. L’idea di questa intervista è mia, Leggere Distopico è aperto a tutti e deve esserlo anche per la sua fondatrice che fino a oggi ha lavorato sotto l’ombra dei suoi occhialoni.

Poniamo fine agli indugi e scaldiamoci le mani con un applauso. Ladies and gentlemen date il benvenuto a Liiiiiiiiiiiliana Maaaarchesiii!!!!!!

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LILIANA MARCHESI è nata nel 1983. Vive a Caravaggio, in provincia di Bergamo, insieme al marito e ai suoi due figli. Dopo aver mosso i primi passi nel genere del PARANORMAL ROMANCE, ha trovato fissa dimora nel regno della DISTOPIA. E proprio per questo ha fondato IL PRIMO SITO ITALIANO dedicato al genere Distopico: http://www.leggeredistopico.com

Curatrice di diverse rubriche ‘Distopiche’ sul web, fra cui Letture Divergenti per il sito ThrillerNord.

OPERE PUBBLICATE:

•2012 – “Harmattan

•2013 – “Trilogia del Peccato

•2015 – 2017 “Saga R.I.G.”

•2018 – “Lacrime di Cera” pubblicato dalla DZ Edizioni

•2019 – “CAVIE” in arrivo per La Corte Editore il 29 Agosto.

So che di solito siete abituati a un’impostazione ben precisa per la rubrica dei Mysterious Writer ma, visito che con le consuetudini io ci faccio gli aeroplanini di carta, ho deciso di seguire il mio contorto schema mentale per presentarvi la nostra amata ospite.

 

Ciao Liliana e benvenuta, non ti mostro la nostra redazione perché mi sa che la conosci meglio di noi. Se per te va bene partirei con le domande.

L- Ciao e grazie dell’invito (ride), conosco ogni angolo di questo posto eppure devo ammettere che è strano stare seduta dall’altro lato del tavolo.

Immagino 🙂

Iniziamo con la parte che preferisco. Raccontaci chi sei con tre frasi che ti rappresentano. Scegli tu quali, frasi tue o di altri autori, citazioni da film o da libri, sentiti libera di scegliere quelle che preferisci.

L- “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”

“Ciò che ci rende unici è la libertà di essere noi stessi. Se ci tolgono questo… è come se ci condannassero a vivere nell’ombra della morte.”

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso.”

Caspita, da Mahatma Gandhi a Charlie Chaplin passando per una tua frase di R.I.G. devo ammettere che hai messo sul tavolo tre concetti molto profondi. Dopo un’esordio come questo direi che abbiamo rotto il ghiaccio senza troppi problemi, ti va di raccontarci chi sei?

L- Eh certo. Hai rotto il ghiaccio, ma solo per farmi cadere nel gelido lago sottostante… con la domanda più difficile del secolo. Dunque, partendo dal presupposto che una vita intera non basta per conoscere sé stessi, magari ti dico cosa ho scoperto su di me fino a oggi. Sono una mamma che adora i propri figli e una moglie innamorata, ma questo non mi impedisce di essere anche una donna determinata che ogni giorno insegue tenacemente i propri sogniA parte questo sono una grandissima appassionata di cinema e adoro i gatti, anche se al momento non ne ho 😦 (aiutatemi a convincere mio marito a prenderne uno!) 

Immagino che tu non sia sempre stata quella che sei ora, c’è stato un tempo in cui anche tu muovevi i tuoi primi passi, come ti sei avvicinata alla scrittura?

L- Nel mio caso sarebbe più corretto dire che ho fatto praticamente di tutto per non avvicinarmici, ma alla fine ha vinto lei. Mentre ogni insegnante di italiano che ho avuto, dalle elementari alle superiori, mi diceva “diventerai una scrittrice”, io rispondevo sventolando un biglietto aereo dicendo “ora non posso, devo vedere il mondo”. Ed è stato proprio allontanandomi da casa che ho cominciato a capire qualcosa di me. Poi, con l’arrivo del mio primo figlio, è arrivato anche l’incontro con quella parte che per molto tempo ha atteso di emergere.

Dalle tue parole mi sembra di capire che non sono sempre state rose e fiori, ti va di raccontarci il momento distopico della tua carriera? Cos’è successo? C’è stato il momento in cui tutto andava male, ma come ogni eroina dei tuoi romanzi, hai stretto i denti e preso l’imperfezione per trasformarla in quello che sei ora?

L- La mia carriera è sempre stata Distopica. Il mio primo romanzo uscì attraverso il self-publishing ai tempi in cui gli ebook erano visti come l’abominio, quindi parte del tempo lo dovetti impegnare cercando di trovare il modo di raggiungere i lettori, molto scettici appunto.

Una volta raggiunti i lettori, ho dovuto dimostrare di meritare il loro prezioso tempo, necessario per far vivere i miei personaggi attraverso le loro emozioni. E questo procedimento è a ciclo continuo, non si ferma mai. A ogni pubblicazione cerco sempre di spingermi più lontano alla ricerca di cuori che hanno voglia di leggermi. Fra lavoro, casa, famiglia e le mille idee che quotidianamente partorisco, posso dire di non avere abbastanza tempo per soffermarmi a versare qualche lacrimuccia di commiserazione verso me stessa. Quindi incasso i colpi che arrivano e vado avanti.

Qui mi sa che ha risposto la Boss, dura e determinata a non fermarsi davanti a nulla. Proviamo a far uscire Liliana facendola arrossire un po’.

Scrivi, sei una mamma, una moglie e una donna social, qual è il tuo super potere? Come riesci a fare tutto?

L- Non ho super poteri, ahimè, e di tanto in tanto qualche redine mi scivola dalle mani e mi tocca correre per non perdere il cavallo. Ma a parte questo posso dire che sapersi organizzare aiuta, anzi è fondamentale. Poi so perfettamente che non è facile vivere con me. Sempre a combinare qualcosa…

Parlaci del tuo progetto. Cosa ti ha spinto a lavorarci e soprattutto cos’ha di diverso dagli altri?

L- CAVIE è un progetto che racchiude in sé un’idea, ma dato che non voglio fare spoiler o mettere nella testa dei lettori un messaggio che potrebbe essere colto diversamente, come è giusto che sia, non aggiungo altro. A livello lavorativo posso dire che CAVIE simboleggia diversi cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda il metodo con cui do alla luce una storia.

Quando hai iniziato a chi ti ispiravi? I tuoi riferimenti sono cambiati nel corso degli anni.

L- Ci sono diverse autrici che mi piacciono, ma cerco sempre di esprime me stessa a modo mio. Ogni autore ha la propria cifra, il proprio stile (o almeno così dovrebbe essere), deve solo trovarlo.

Di nuovo la Boss che non vuole sbilanciarsi, devo essere più diretto. Cosa ti piace leggere? Ci sono dei testi che ti andrebbe di consigliare al nostro pubblico?

L- Ci sono molti libri che adoro, soprattutto quelli che rappresentano al meglio il genere che amo. Distopico? Sì, ma con una buona dose di componente romance (niente miele! Solo peperoncino). Per citarne alcuni: Shatter Me di Tahereh Mafi, The Last Girl di Joe Hart, The program di Suzanne Young.

Tornando alla distopia, che tanto ci è cara e che devo citare per doveri ci contratto almeno due volte per articolo, che difficoltà deve affrontare chi vuole tentare di seguire la tua strada?

L- Be’ nulla di complicato, dovranno saltare un burrone senza prendere la rincorsa, aggrapparsi alle zampe di un airone mentre spicca il volo facendosi trasportare oltre il limitar della giungla, vincere una partita a briscola con un dittatore assassino e… rispondere educatamente a tutte le call center che chiameranno per vendergli qualcosa. Ahahah! (non lo vedete ma il ghigno malefico è inquietante) A parte gli scherzi, non ci sono regole in questo gioco. Ognuno gioca la propria partita con le carte che ha. Un consiglio, continuate a studiare, miglioratevi sempre, trasformatevi in Sponge Bob e assorbite tutto ciò che potete, riempite il vostro bagaglio con quello che vi circonda e rielaboratelo con intelligenza. Ok… forse il burrone, l’airone e la briscola erano meglio! Impegnatevi insomma. Scegliete i vostri obiettivi e camminate fino a che non li avrete raggiunti. Non esistono scorciatoie, quindi tirate dritto 🙂

Se volevi mettermi paura ci sei riuscita… ho quasi paura a chiederti com’è il mondo dell’editoria. Che persone hai incontrato lungo il tuo percorso ?

L- Il mondo dell’editoria è un mare di pescecani, come tutti i settori, ma ci sono anche degli splendidi delfini 😉 Qualche squaletto purtroppo nuotando l’ho trovato, ma fortunatamente sono riuscita a sfuggirgli. Poi con il tempo impari a riconoscere le zanne dietro ai sorrisi più smaglianti. Ma tornando alle cose belle, perché io non regalo il mio tempo alle “cose” brutte, la prima persona splendida che sono felicissima di aver incontrato è il mio Agente (Leonardo Di Lascia), una persona più unica che rara. Un grande amico che crede in me e che mi sprona a dare il massimo. Grazie a lui ho conosciuto altre persone fantastiche, persone che svolgono con passione, determinazione e professionalità un lavoro che amano.

Ascoltandoti sembrerebbe che non basti il talento e la determinazione per inseguire un sogno. Servono qualità e capacità critiche che non sono semplici da acquisire. Questo mi ricollega alla prossima domanda: Dicci tre qualità che ti contraddistinguono e tre difetti che non riesci a superare.

L- Partiamo dalle qualità dai… umiltà, determinazione, creatività.

Mentre i tre difetti… puntigliosa, esigente, difficile da sorprendere.

Giusto per dirtelo sai che molti con cui ho parlato definirebbero le qualità e i difetti al contrario rispetto a te? C’è chi pensa che l’umiltà e la troppa determinazione (l’ostinatezza) siano un grosso limite, e altri che ritengono la puntigliosità un pregio unico. Vediamo allora cosa mi dici dei sogni? Teniamo sempre il magico numero tre per sapere quali ancora coltivi e quali si sono infranti.

L- Cos’è questa fissa per il tre? Ma non è che per caso sei il genio di Aladino?

Sogni… raccogliere i frutti di anni di semina e sacrificio, veder crescere i miei figli sani e felici, trascorrere l’età matura viaggiando insieme a mio marito.

Quelli infranti… da piccola avrei tanto voluto diventare un vampiro, non sono riuscita a sposare né Leonardo Di Caprio, né Brad Pitt, né (basta, andrei avanti tutto il giorno), e (questo lo ritengo infranto almeno per ora, poi nella vita non si può mai sapere) diventare regista.

Oltre a diventare regista che altri progetti hai per il futuro?

L- Troppi! Una vita non basta!

Ok, non vuoi dirci niente. -__-

Torniamo allora alle citazioni che hai voluto regalarci. Ti va di spiegarci perché le hai scelte?

L- Cos’è? Sono capitata sulla casella RIPASSA DAL VIA? (mi fissa negli occhi chiedendosi se deve licenziarmi. Fa paura)

Dunque, la prima è un mantra (ce l’ho pure tatuato sul braccio in bella vista) che mi spinge quotidianamente a fare bene e a essere un esempio per i miei figli (anche se non sempre ci riesco, sono umana in fondo).

La seconda è tratta da uno dei miei romanzi e racchiude in sé l’importanza della libertà e dell’individualità.

La terza… be’, se non si ride un po’ nella vita, cosa si vive a fare?

Ci sarebbero molte risposte a questa domanda ma è meglio se chiudo qui, dopo lo sguardo di prima inizio a temere per il mio lavoro. Meglio che mi alzo dal suo trono di spine e mi rimetto dal mio lato del tavolo.

Grazie Liliana del tuo tempo e di essere stata al gioco, è stato divertente e spero che i nostri lettori si siano divertiti come mi sono divertito io. Non posso salutarti dicendoti che spero di rivederti presto perché sei sempre qui a tenere in piedi Leggere Distopico, ma posso dirti che i nostri lettori non vogliono vederti sempre nascosta dietro la tua scrivania, gli piace conoscere le persone che ogni giorno lavorano per loro.

L- Ha fatto piacere anche a me… Grazie a tutti 🙂

Mi piego per abbracciarla ma mi fermo temendo di trovarmi un pugnale nel petto. Annuisco e mi allontano con movimenti lenti, senza abbassare lo sguardo fino a quando non sono uscito dalla porta.

Delos

 

Mysterious Artist

Mysterious Artist: Michele Spanò

Buongiorno amici Distopici, è con grande piacere che oggi vi voglio presentare un artista dalle grandi capacità, un uomo che ha deciso di seguire un percorso preciso per trasmettere un messaggio. Signori e signore ecco a voi Michele Spanò!

Età non si dice. Sono un’artista, sono omosessuale e questo mi fa avere a cuore le campagne contro la discriminazione di genere. Ho la specializzazione professionale di Illustratore Grafico Archeologico; sono stato illustratore per libri; restauro cornici in legno, mosaici e affreschi; realizzo trompe l’oeil e pitture in interni.
Ho seguito un corso di Tecnica di Stampa ad Acquaforte, mi sono avvicinato in maniera autodidatta alla computer grafica e sto sperimentando nuove tecniche pittoriche digitali realizzando molte illustrazioni e serie grafiche, di cui potete trovare qualche esempio nei miei profili online. Sono appassionato delle religioni e dei testi sacri, della buona cucina, dei film e del cinema, delle risate in compagnia e delle giornate al mare.

Ciao Michele e grazie per aver accettato di regalarci un po’ del tuo tempo per rispondere a qualche domanda. Iniziamo subito con il punto chiave delle nostre interviste dedicate agli artisti, mostraci chi sei con tre immagini, raccontaci la tua arte senza parole.

Molto, molto, molto belle! Devo confessarvi che Michele ci aveva inviato anche altre immagini molto significative ma per motivi di impaginazione vi mostriamo “solo” queste e lasciamo a voi il piacere di scovare le altre sui suoi profili social.

Partiamo con la prima domanda facile facile, ti va di dirci chi sei?

M- Chi sono? L’unico modo per descrivermi è farvi un esempio : avete presente quei negozietti di Roma, che quando entrate non sapete dire esattamente cosa vendono; dove trovate milioni di cose, dalle più strane alle più nuove, dalle rarità alle cose scontate…e dove serve un po’ di pazienza per cercare e trovare una semplice, particolare ma preziosa cosa che vi affascina da comprare… Ecco questo sono io. Basta aver pazienza e cercare, e dentro troverete un cuore, un’anima e miliardi di sfumature di sentimenti. Se già mi conosci sai come sono fatto, ma se non mi consoci sono poco graditi gli inutili pregiudizi…

Molto misterioso 😉 proviamo cosi: ti va di raccontarci perché hai deciso di intraprendere la difficile strada da illustratore?

M- Adoro disegnare e sono un illustratore archeologico; mi piacciono le foto statuarie che quasi sempre ritroverete nei miei quadri e nei miei lavori. Sono molto allegro e mi piace essere altruista, amo davvero la vita e le persone che mi circondano che per sono la vera ricchezza.

Quindi disegni per trasmettere chi sei e quello che ami. Un motivo migliore di quello di molti tuoi colleghi ma anche molto più profondo e complesso. Immagino che non siano mancati momenti di difficoltà, vuoi condividere qualcosa con noi?

M- Uno dei momenti più complicati è stata la morte di mio padre che ha inciso non solo a livello affettivo ma anche di responsabilità … mi sono trovato in un vortice di eventi che mi hanno costretto a fare un lavoro secolare e mettere da parte la carriera artistica. Solo una volta raggiunto il massimo della frustrazione, quando ero saturo di insoddisfazioni, ho preso coraggio e ho dato le dimissioni e mi sono messo sotto a creare nuovi quadri e illustrazioni e con molta molta fatica finalmente gli equilibri si sono ristabiliti … premetto che c’è voluto davvero tantissimo sacrificio partendo da zero.

Immagino non sia stato semplice mollare tutto per inseguire un sogno. Ti va di parlarci del tuo progetto e di cosa lo ha reso unico?

M- È un progetto un po’ articolato fatto di opere in tela e illustrazioni. Un profondo cambio a livello di maturazione, sono uscito da alcuni miei schemi artistici facendoli diventare più dinamici e vendibili. Un mio disegno è costoso se si pensa che al quantitativo di ore, giorni, mesi di lavoro necessari per realizzarlo. Voglio arrivare al pubblico, voglio far conoscere la mia arte e così ho iniziato a lavorare a una linea meno costosa e sopratutto che mi contraddistingua come illustratore e “artista” . Mentre prima ero anche più “chiuso” nella mie creazioni ora devo ringraziare il web, una grande mole di pubblicità arriva da lì e mi ha aiutato a farmi conoscere nel mondo …

Guardando le tue opere si vede una cura dei particolare unica, quasi fotografica. Colori e linee si fondono in un’immagine che sembra voler prendere vita, se ti guardi indietro quanta strada hai fatto dal tuo primo quadro?

M- Un percorso come il mio richiede costanza e dedizione, ma di base io sono sempre stato molto maniacale nel realizzare i miei lavori. Tutto e partito dal primo quadro che realizzai ispirato alle Sette meraviglie del mondo antico, e in special modo Il faro D’Alessandria… lì mi resi conto che tipo di talento avevo a 20 anni. Quello è stato il mio punto di partenza, oggi i miei lavori sono più dinamici e hanno una certa energia ma alla base rimane sempre lo spirito che avevo quando a quel tempo. Realizzai il dipinto in 15 giorni e me ne innamorai tanto da non volerlo più vendere, è ancora sul muro del mio appartamento.

Vedendo quello che realizzi mi piacerebbe sapere a chi ti ispiravi quando hai iniziato.

M- È una bella domanda! Come ho già detto mi sono sempre ispirato a arte dell’antica Grecia sia per l’influenza del posto dove sono nato, Reggio Calabria con i suoi straordinari bronzi di Riace, che anche dal cartone animato cavalieri dello zodiaco. Sembrerà banale ma i primi disegni di questo tipo formarono la mia passione per il disegno. In seguito iniziai a inviare i mie disegni a una penfriend canadese, lei mi disse che sembravo un artista a me sconosciuto di fine ottocento: Laurence Alma Tadema. A quei tempi, senza l’esistenza di internet, girai per biblioteche e librerie alla ricerca di questo artista, ricordo ancora di aver comprato il mio primo libro catalogo a Milano alla folle cifra di 38.000 lire, un momento che non posso scordare e che ha segnato la mia strada archeologia/artistica. A volte mi sento suo figlio quando realizzo le mie tele, oggi è facile reperire informazioni su quest’artista ma immaginate l’emozione che ebbi nel vedere i suoi capolavori dal vivo alla prima mostra a Modena e poi a Venezia … sono rimasto ore a fissarle come se fossi ebbro delle sue pennellate. Col tempo ho scoperto altri artisti e mi sono confrontato/ispirato a loro, ma il più importante rimane sempre lui.

Non ti piace vincere facile, sei partito con un modello artistico “complesso” e hai proseguito lungo una strada tutta in salita. Hai trovato subito il tuo stile o hai dovuto impararlo col tempo?

M- Ovviamente ho sperimentato tantissimo ma il mio genere era già tracciato. Alcuni critici, tra cui dei miei colleghi, mi hanno detto che sono troppo accademico. Per ora le loro punzecchiature non mi toccano, sai la strada è lunga e ho milioni di idee da mettere su tela e foglio… 😉

Sai affrontare le critiche e la competizione scorretta con il giusto spirito. Dall’alto di questa tua capacità cosa credi che debbano affrontare i giovani intenzionati a seguire una carriera artistica simile alla tua?

M- Oggi è più semplice reperire informazioni, immagini e strumenti sono alla portata ti tutti. Allora non era così, dovevi inventarti quello che non avevi compresi i materiali. Anche se la strada sembra più facile non bisogna dimenticarsi che ci vuole costanza e voglia di fare, anche quando sembra che tutto ciò che disegni sia schifoso. Non è solo la tecnica che fa artista, in realtà è la sua impronta che lo contraddistingue e lo fa entrare nell’Olimpo del mondo dell’arte. Bisogna lottare e non smettere di imparare mai. Ad esempio io ho dovuto sperimentare e imparare l’arte digitale, continuo a preferire dipingere a mano però devo ammettere che è un ottimo modo per progettare e visualizzare ciò che la mia testa si inventa.

Un altro nostro classico. Descriviti con tre qualità e tre difetti.

M- Tre qualità sono semplicità positività e capacità di apprendere velocemente Di contro difetti sono tantissimi ma devo sicuramente lavorare su una cosa: la pigrizia. Potrei fare molto di più ma mi accontento dei traguardi che ho e spesso mi siedo immobile.

E ora tre sogni che ancora coltivi e tre che non si sono realizzati.

M- Fortunatamente non ho moltissimi sogni da recuperare. Ne ho però uno che è creare il mio mega studio artistico con tanta luce e più ordinato di quello attuale. I sogni che si sono infranti a dir la verità non li ricordo nemmeno e sai perché? Perché non erano importanti per la mia formazione. E poi, visto che sono sempre positivo, i sogni che uno ha non si infrangono mai, anzi alimentano l’attitudine a fare sempre meglio. Vuoi sapere il mio motto? Il migliore è migliorabile!

Vuoi raccontarci su cosa stai lavorando o quali progetti hai per il futuro?

M- Mi sto dedicando a nuovi lavori più freschi e incisivi sull’argomento omosessualità, con un accenno di tutte le tecniche che ho imparato fino a oggi. Vorrei anche creare un marketing di stampe e gadget .

Molto bene, allora mi propongo per farti da agente 😉 No scherzo, tornando seri ti andrebbe di dirci perché hai scelto le immagini che ci hai inviato?

M- Le ho scelte in base alle tappe della mia maturazione ovviamente un artista cresce costantemente come un bonsai, anche se ha un sacco di anni se è curato senza fretta diventa bellissimo e unico.

Il nostro tempo è giunto al termine, ti ringrazio per la disponibilità e per la sincerità con cui ci hai raccontato chi sei.

M- Grazie a Leggere Distopico per questa possibilità e grazie a Delos, è stato un privilegio raccontarsi a te.

Sto ragazzo mi vuol fare arrossire. Se volete saperne di più potete contattare Michele:

MAIL:
spmichele@email.it

PROFILO FACEBOOK:
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PAGINA UFFICIALE DA ILLUSTRATORE su FACEBOOK:
https://www.facebook.com/SpmArstEGrafich?fref=ts

A presto! Delos

Mysterious Artist

Mysterious Artist: Ivan Passamani

Buongiorno amici, eccoci giunti a un nuovo appuntamento con le nostre interviste dedicate agli artisti che vivono e rappresentano la distopia.

Classe 1976, la passione del fumetto nasce da un incontro fortuito con il grande Aurelio Galeppini. Il percorso formativo come disegnatore e illustratore di fumetti è segnato da un continuo studio, numerose difficoltà e prime delusioni editoriali. Tutto questo non lo scoraggia, ma tempra la sua tecnica e rafforza il suo spirito, permettendogli di presentarsi al pubblico di appassionati con molte opere freelance.

Ciao Ivan, senza perderci indugi iniziamo l’intervista con la nostra richiesta di apertura. Mostrati con tre immagini, non di te senza vestiti (meglio precisarlo, non si può mai sapere con certi artisti 😉 ), che ci facciano sapere chi sei.

 

Grazie, sono molto belle e sicuramente fuori dal canone classico. Passiamo con la prima vera domanda. Molti ti conoscono e nonostante la tua scelta da freelance sei un professionista del settore. Ti va di dirci chi sei e come sei arrivato al disegno?

I- Grazie per il “professionista”, ma io in realtà sono semplicemente un buon disegnatore che cerca di fare del suo meglio per realizzare delle illustrazioni che possano in qualche modo piacere ai lettori. Da piccolo ho sempre avuto un’accesa fantasia e ho sempre immaginato avventure fantastiche su mondi ancora da esplorare, è per questo che quando ho avuto l’opportunità ho cominciato a disegnare e a collaborare con sceneggiatori in gamba per poter trasformare quelle che erano semplici fantasie in veri  e propri volumi a fumetti.

Ti va di raccontarci il momento distopico della tua carriera? Cos’è successo? C’è stato il momento in cui tutto andava male ma sei riuscito a trovare la forza di rialzarti?

I- Il momento dispotico è venuto quando, a causa della crisi, mi sono trovato disoccupato e i soldi purtroppo sono venuti a mancare. Mi sono trovato in una situazione quasi paradossale: ero rimasto completamente solo ( a parte il sostegno della mia compagna ovvio) e il “finemese” era un grosso problema da risolvere. Ricordo bene ancora adesso la sensazione di impotenza, mi sentivo perso come nel vuoto, ogni cosa aveva perso il suo senso, l’unica cosa a cui pensavo era cercare di rimanere a galla di dare una sicurezza alla mia famiglia. Ed è da qui che poi è nata la storia di “Spazio Profondo”, dalla domanda: cosa può fare un uomo perso nel vuoto assoluto, quando tutto intorno a te sembra perso e la sorte ti appare come un mostro invincibile da affrontare? Ecco “Spazio Profondo” è la descrizione onirica di un momento della mia vita, in cui mi sono posto queste domande E NON SOLO… è anche la RISPOSTA che ho trovato, grazie al sostegno di amici sinceri. Quando tutto sembra avverso puoi fare solo una cosa…RESTARE IN PIEDI, NON ARRENDERTI MAI FINO ALL’ULTIMO, affrontare ogni problema meglio che puoi e usare l’unica vera arma vincente che abbiamo tutti: L’ INGEGNO.

Quindi Spazio Profondo è una storia molto personale. Ne hai realizzate altre?

I- Si, oltre a Spazio Profondo sto anche lavorando ad AngaM, che parla di speranza e di libertà. Non è semplice raccontare la vita attraverso una lettura “leggera”, ma con un po’ di impegno si riescono a inserire i giusti spunti di riflessione.

Proviamo a farti arrossire. Tu sei molto bravo, sperimenti tanto e da autodidatta sei l’emblema del talento. Come fai a non sentirti arrivato? Dove trovi la voglia di continuare a sperimentare?

I- Guarda, ti rispondo con un’altra domanda: cos’è il talento? Per me il talento altro non è che ESERCIZIO…Tutto il giorno tutti i giorni. E ricerca; c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Sai non è facile, ci sono giorni in inverno in cui arrivo a casa e non riesco nemmeno a chiudere le dita dal freddo, prendere in mano la matita è uno sforzo contro le mani intorpidite ma non per questo mi arrendo. Il talento non basta, bisogna lavorare tanto.

Hai fatto molta sperimentazione o hai trovato subito il tuo genere?

I- EEEhhh…hai voglia! Tutti i giorni continuo a sperimentare per scoprire metodi nuovi e: tenere ciò che serve e scartare ciò che è superfluo. Tieni presente che i miei primi riferimenti erano Corrado Roi e Dino Battaglia. Poi col tempo ho cominciato a studiare le tecniche giapponesi di disegno e adesso posso citare anche Shingo Araki, Yoshihiko Umakoshi  e il grande Toshihiro Kawamoto.

Cosa devono affrontare i giovani che vogliono provare a seguire il tuo percorso?

I- Come per gli eroi cyberpunk, la cosa più difficile da affrontare è quella di capire chi siamo veramente. Nei primi anni in cui studiavo disegno, cercavo l’approvazione dei miei maestri e disegnavo più per loro che non per me. Poi ho capito che ciò che conta per poter fare la differenza è seguire la propria strada, camminare con le proprie gambe. I risultati, brutti o buoni che siano, arriveranno da soli.

Tre qualità e tre difetti che ti contraddistinguono. La mancanza di capelli non vale, te la boccio subito 😉

I- Caparbietà, sperimentazione, sentimento credo siano le mie qualità migliori. Per i difetti direi (se il taglio tattico non può essere citato) intransigenza, incapacità di accontentarmi e cocciutaggine, che non è caparbietà.

Tre sogni che ancora coltivi e tre che si sono infranti.

I- Purtroppo coincidono e la cosa mi rammarica molto. 1 – diventare disegnatore professionista. 2- il rilancio del fumetto e dell’animazione italiana. 3- realizzare la storia “definitiva”.

So che stai lavorando a dei nuovi progetti, ti va di raccontarci qualcosa?

I- Attualmente sto lavorando a un manga italiano dal titolo AngaM con un giovane (ahahah scherzo) sceneggiatore di talento di nome Delos Veronesi, non so se lo conoscete… (ero indeciso se mettere questa parte ma alla fine il Boss ha detto OK NdD). Sui tratta di uno scifi ambientato in una realtà parallela ferma agli anni ’80, con molti riferimenti e eastereggs per raccontare… non voglio svelarvi più di tanto perché vale la pena seguire gli aggiornamenti dalle nostre pagine Facebook. In attesa dell’imminente uscite potete trovare ogni novità riguardo a questo progetto.

Facciamo un salto all’inizio, ti va dirci perchè hai scelto quelle immagini?

I- Perché è le immagini sono un media quasi perfetto: di grande impatto che rapiscono il pubblico nell’immediato. Ho detto QUASI però, perché comunque dicono molto…ma fino ad un certo punto. Ed ecco qui subentrare l’arte del fumetto; il fumetto può raccontare storie complete e solide che coinvolgono il pubblico in modo completo.

Non hai risposto alla domanda…

I- AH si, scusa. Le immagini rappresentano dove sono arrivato e dove sto cercando di andare. Non voglio mostrarvi delle illustrazioni da album, voglio mostrarvi come sto evolvendo.

Grazie del tuo tempo Ivan, ci ha fatto molto piacere scherzare con te.

I- Grazie a voi e mi raccomando seguite le nostre pagine su Facebook, Instagram e Patreon…ne vale davvero la pena. Ciao a tutti, ci risentiamo presto.

Mysterious Artist

Mysterious Artist: Samuel Spano

Bentornati al nostro angolo dedicato a conoscere le persone e le loro storie, gli artisti che producono o hanno vissuto momenti distopici. Il nostro ospite di oggi è il giovane e già affermato Samuel Spano! Applausi!

Nato a Sassari nel 1983 dopo il diploma in grafica pubblicitaria e fotografia, all’età di 20 anni, frequenta la scuola Internazionale di Comics a Roma. Dopo alcuni tentativi di pubblicazione su Skorpio e su una casa editrice Americana Yaoi press, viene preso come storyboard artist, colorkey artist, character design in Rainbow CGI per i film “Winx-il segreto del regno perduto” e “Winx-Magica” avventura e per “I Gladiatori di Roma“. Subito dopo collaborerà anche con Mondadori tra cui la trilogia di “Robin” dove realizza l’intera grafica della saga. Lavora ad alcuni progetti di fumetto come colorista per la casa editrice Glénat e inizia la sua attuale collaborazione con De Agostini per la creazione delle collezioni de “I Magiki“e come colorista per Disney America e Disney Pixar Attualmente è impegnato a lavorare a progetti personali come autore di fumetti completo, ancora in corso d’opera, tra cui il web-comic, ora anche cartaceo della trilogia di Nine Stones.

Buongiorno Samuel e benvenuto tra noi. Come di consuetudine ti facciamo la prima domanda di rito dedicata agli artisti come te.

Mostrati con tre immagini. Scegli tu quali e di che tipo, devono raccontarci chi sei senza
parole, almeno per ora.

Devo dire che hai scelto delle immagini particolari, ma ci arriveremo più avanti. Iniziamo con le basi, per chi ancora non ti conoscesse ti va raccontarci chi sei e come sei arrivato a disegnare fumetti?

S- Ciao! Non sono mai stato molto bravo a esprimermi a parole, quindi ho sempre usato il disegno per esprimere le emozioni, per immagini. Quando ho scoperto i fumetti li ho sempre interpretati come un modo economico per portarsi il cinema in tasca. Ho scoperto poi alla scuola di fumetto che non era semplicemente questo, ma si trattava di un media molto complesso e a sé.

So che non hai avuto un percorso facile e la tua crescita professionale ha avuto sicuramente dei momenti di difficoltà. Ti va di raccontarcene uno e, nel caso tu vi ci sia riuscito, come lo hai superato?

S- Ha a che fare con la morte di mio padre. Tendenzialmente sono sempre stato accondiscendente, anche se all’apparenza sembravo fare sempre di testa mia, che faceva sempre quello che voleva. Ma era una maschera, il vero “me” lo tenevo ben sotterrato in una montagna di vergogna. Facevo sempre quello che gli altri si aspettavano da me. Quando mio padre ha cominciato ad andarsene, ha passato gli ultimi mesi a confidarsi. Mi disse che ha pensato a suoi errori del passato, che i più grandi errori lo hanno portato anche a delle gioie, alcuni no ma andava bene lo stesso: si era perdonato. Erano le cose che avrebbe voluto fare e che non aveva fatto per motivi stupidi a pesargli tantissimo in punto di morte, mi disse di non fare lo stesso errore. Quindi ho ripreso in mano i miei sogni principali, che non tiravo fuori per vergogna, e li ho realizzati.

Grazie per aver voluto condividere con noi un momento così intimo e complimenti per la forza d’animo. Sei un bell’esempio. Tornado a noi, troppa serietà non mi si addice, parlaci del tuo progetto. Cosa ti ha spinto a lavorarci e soprattutto cos’ha di diverso dagli altri?

S- Semplicemente la voglia di raccontare una storia che avevo in mente da tanto, ma anche di farmi vedere anche nel mio lato oscuro. Non riesco a vedere cosa ci sia di diverso dagli altri, sono incapace ad analizzare le cose che faccio da un punto di vista esterno. Tendenzialmente se lo paragono alle altre cose mi sembra effettivamente mediocre la roba che faccio. Anche se non mi lascio più condizionare da questo paragone, cerco di migliorarmi partendo da me e non più dai confronti.

Passiamo agli elogi, tanto non sei uno che arrossisce 😉 Vedendo il tuo percorso e le tue referenze posso dire che sei (o stai velocemente diventando) mostro sacro? Il tuo lavoro ti ha spinto a portare all’estremo la cura dei dettagli e la precisione artistica dei colori. >riesci a unire il gioco di ombre con le multicormie con maestria. Ovviamente c’è una grossa base di talento, molto lavoro e la voglia di non sederti sui tuoi successi. Dico bene?

S- Invece sono uno che arrossisce molto, almeno internamente. Da piccolo odiavo il mio compleanno per la canzone “tanti auguri a te”, il fatto di essere lì a subire queste attenzioni mi metteva profondo disagio. Tutte le volte mi nascondevo sotto il tavolo per la vergogna, tappandomi le orecchie. In ogni caso grazie per il “mostro sacro” ma credo che tu abbia preso un abbaglio, senza offesa!
I successi che ho li vedo enormi se prendo come riferimento me stesso nel tempo. Ma se mi metto a paragone con il resto del mondo sono davvero un piccolo insignificante punto praticamente semi invisibile nell’universo.

Sei molto modesto, è una grande qualità. Quando hai iniziato a chi ti ispiravi? I tuoi riferimenti sono cambiati nel corso degli anni?

S- Yukio Kushiro ( Alita) e Masakatsu Katsura (Video girl Ai) erano la mia prima fonte di ispirazione fumettistica.
Ovviamente sono aumentati negli anni e sono talmente tanti che ci metterei due giorni a fare
una lista…

Hai citato due artisti che amo molto, soprattutto Katsura. Vedendo a chi ti ispiravi e osservando i tuoi lavori immagino che hai dovuto fare molta sperimentazione. Dico bene?

S- Ho cercato di affinare la tecnica e mi sono lasciato ispirare da più cose possibili, anche se alla fine mi piacevano più o meno sempre le stesse cose, sopratutto se atmosferiche e di forte
impatto emotivo.

Tornando alla distopia, che tanto ci è cara, che difficoltà deve affrontare chi vuole tentare di
seguire la tua strada?

S- Di rispettare e far rispettare i propri confini interiori. Di non permettere a nessuno di superarli e lasciarsi condizionare. Siamo abituati a credere di non valere niente, quindi questo ci rende troppo aperti a ogni individuo che comincia a sindacare su di noi. Proprio perché, come nella domanda sopra in cui cito mio padre, ci si perdona gli errori grossi, ma non le cose che avremo potuto fare e non abbiamo fatto.

Dicci tre qualità che ti contraddistinguono e tre difetti che non riesci a superare

S- La pazienza, la perseveranza e il riuscire a cogliere istintivamente quello che gli altri mostrano, di vedere il centro al di là di molte nevrosi e “maschere”. I difetti è che a causa ella pazienza c’è chi si allarga troppo, che con la perseveranza ci metto un po’ a capire che sto percorrendo alcune strade inutili e che vedere la verità sulle persone non permette a queste di aggiustare il tiro quasi mai.

Le illusioni sono parte integrante del processo creativo. Hai dei sogni che ancora coltivi e qualcuno che invece si è infranto?

S- Sono stato molto fortunato, tutti i sogni che avevo sono riuscito a realizzarli.

Che progetti hai per il futuro? Al netto dei contratti di riservatezza (che se te li faccio infrangere il mio Boss mi uccide) di va di dirci qualcosa?

S- Ci sono moltissimi progetti di cui non posso parlare, uno invece in corso d’opera è S-kin e il terzo volume di Nine stones.

Tornando alle immagini, ti va di spiegarcele?

S- Sono la rappresentazione sintetica di quello che mi compone prima nel macroscopico, ovvero la mia terra di origine, il mare… un sotto che riflette il sopra. Per poi avvicinarsi a come riesco a comunicare le mie emozioni, con il disegno, in questo caso rappresenta come mi sento schiacciato da emozioni negative difficili da sradicare. E nella terza immagine sono sempre io nel microscopico, ovvero quello che dovrebbe essere la rappresentazione più realistica di un atomo.

Samuel, ti ringrazio molto per il tempo che ci hai dedicato e per la franchezza con cui hai risposto alle nostre domande. Ci risentiamo presto e intanto ti mandiamo un grande abbraccio distopico.

S- Grazie a te per la bella intervista!

Fumetti, Mysterious Artist

Mysterious Artist: Max Bertolini

Buongiorno amici Distopici, è con enorme piacere che apriamo la nostra prima intervista dedicata agli artisti con il grandissimo Max Bertolini.

Nato a Milano nel 1967 ha costruito una carriera fatta di enormi successi sin dal suo esordio su Fumo di china. Nella sua lunga carriera ha realizzato talmente tante collaborazioni che ci vorrebbe una pagina per elencarle tutte, possiamo citare Sergio Bonelli editore, Eura editoriale, Mondadori, Editrice Nord, Mediaset, Diesel, De Agostini e molti altri ancora, fino ad arrivare al suo ultimo lavoro pubblicato da Edizioni Inkiostro.

Buongiorno Max e benvenuto. Se per te va bene vorrei iniziare subito con qualcosa di diverso dal solito. Mostrati con tre immagini. Scegli tu quali e di che anno, che siano dettagli o bozzetti fatti sul tovagliolo del ristorante non ha importanza, devono raccontarci chi sei senza parole. Fatti conoscere con la tua arte.

Immagini bellissime, ricche e decisamente d’impatto. Raccontano bene chi sei e soprattutto cosa sai fare.

So che forse è superfluo per un professionista del tuo calibro, ma vuoi raccontarci chi sei e come sei arrivato a disegnare fumetti?

MSono autodidatta. Disegno da sempre e il disegno da ragazzo mi serviva anche come momento di riflessione e astrazione dalla realtà. Per lungo tempo avevo interrotto il disegno negli anni del liceo ma poi, dopo l’esperienza universitaria, ho capito che quella era l’unica cosa che desideravo davvero fare nella vita. Sono arrivato in Bonelli nel 1991 grazie a un mix di fortuna e molta, moltissima, determinazione. Avevo provato tutte le strade senza mai arrendermi e, dopo mille tentativi, ho avuto l’occasione di fare delle prove per Nathan Never, il personaggio su cui poi avrei lavorato nei successivi 25 anni.

Sei un professionista e di sicuro non hai iniziato dalla cima dell’Olimpo, hai dovuto scalare la montagna e immagino di siano stati molti attimi di difficoltà. Ti va di raccontarcene uno? Quel periodo in cui tutto andava male ma hai stretto i denti e preso l’imperfezione per trasformarla in quello che sei ora?

M Ci sono stati moltissimi momenti di “distopia”, attimi in cui tutto sembrava essere diventato un incubo, ma sono sempre stati punti di svolta per esplorare nuovi settori nel campo del disegno. Ad esempio una ventina di anni fa ho iniziato a lavorare come illustratore perché volevo mettermi alla prova col colore, e perché non volevo essere completamente dipendente da un settore specifico dell’arte come il fumetto. Non fraintendetemi, amo il fumetto, ma per crescere bisogna anche osare ed è quello che ho fatto. Avevo in mente i grandi illustratori americani che avevo ammirato nella mia fanciullezza (si usa ancora questa parola?), Chris Foss, Boris Vallejo, Frank Frazetta per fare solo alcuni nomi. Avevo il forte desiderio di portare in vita le mie fantasie, è sempre stato così, ma credetemi non è stato facile. Mi sono scontrato con una realtà che mi stava schiacciando e ho dovuto ripartire da zero per riuscirci, mi sono rimesso in gioco e ho sfruttato le mie debolezze come stimolo per crescere.

Parlaci del tuo progetto. Perché Hangar 66 e soprattutto cos’ha di diverso dagli altri?

MHangar è la summa della mia arte finora, parlo a livello di bianco e nero a fumetti. L’ho creato perchè volevo creare qualcosa di mio, di completamente diverso e indipendente da quello che avevo fatto fino ad oggi. Un progetto che fin dalla sua incubazione era pensato per coinvolgere tutti i miei followers facendoli partecipare alle fasi della creazione. Chiararamente io avevo già in mente il soggetto e la direzione, ma il confronto è stato il propellente per rendere Hangar unico nel panorama dei fumetti e dei social. È il primo social-comic, con una comunità su Facebook che vanata 1200 iscritti nel gruppo omonimo “Hangar 66”. Pongo domande su come vorrebbero che si sviluppassero i personaggi, sugli ambienti, sulle locations… Loro si sentono per la prima volta partecipi e parte di un evento creativo. È molto soddisfacente sia a livello umano che creativo.

Passiamo agli elogi, tanto non sei uno che arrossisce. Tu sei un mostro sacro, solo osservando le tre immagini che ci hai regalato possiamo notare la precisione la cura del dettaglio che metti in ogni opera. Il tuo stile danza molto sul gioco di luci e ombre e riesce a dare spessore a tutto quello che disegni. Ovviamente c’è una grossa base di talento, molto lavoro e la voglia di non sederti sui tuoi successi. Dico bene?

MPrecisamente. Cerco sempre di andare oltre i miei limiti, che sono sempre molti a mio giudizio. È un lavorio mentale continuo, e ormai, quasi un mantra quotidiano. Guardo i lavori di colleghi, anche di ambiti artistici lontani dal mio (architettura, design, cinema e persino musica) cercando di riportare tutto nel mio lavoro. Un artista soddisfatto di se stesso è un artista morto.

Quando hai iniziato a chi ti ispiravi? I tuoi riferimenti sono cambiati nel corso degli anni?

MDa ragazzo guardavo i disegnatori degli albi di super eroi che leggevo, Adams, Buscema, Kirby e naturalmente cominciai a disegnare con quell’impostazione, poi nel corso degli anni il gusto si raffina e si cominciano ad apprezzare altre forme stilistiche non necessariamente confinate nel mondo dei fumetti. Mi sono appassionato di art déco, neoclassicismo, impressionismo per poi cercare di riportare qualcosa nei miei fumetti e illustrazioni. Recentemente guardo con interesse la concept art di videogiochi e produzioni cinematografiche, i cartoni animati e i manga. Sono sempre molto curioso su tutto.

Come hai trovato il tuo stile?

MDirei che a parte essere un amante della fantascienza, il mio stile si evolve in continuazione, io personalmente faccio fatica a vedere un filo conduttore nel mio lavoro. Ma tutti mi dicono che le mie cose sono molto riconoscibili… e se lo dicono loro allora ok, si vede che c’è ma io non riesco ancora a vederlo.

Tornando alla distopia, che tanto ci è cara, che difficoltà deve affrontare chi vuole tentare di seguire la tua strada?

MDifficoltà… preferisco pensare in termini positivi e pensare alle opportunità. Se ti piace disegnare non devi necessariamente fare fumetti, puoi fare illustrazioni, concept art, dipingere, fare grafica. La vita è così, un po’ va dove vogliamo noi, un po’ dove decide lei.

Tre qualità che ti contraddistinguono e tre difetti che non riesci a superare?

MPer le qualità ti direi: determinazione, precisione professionale, adattabilità a generi diversi. Difetti: gli stessi delle qualità! A volte essere troppo quadrati nel mio lavoro porta via un poco di fantasia e improvvisazione.

Ora più difficile. Tre sogni che ancora coltivi e tre che si sono infranti?

MSogno di vivere al mare. Per il resto sono soddisfatto della mia vita. Se c’è qualcosa che ancora vorrei fare il tempo non mi manca e neanche le possibilità, sono fiducioso e sempre ottimista, sono convinto che se mi applico posso.

Che progetti hai per il futuro? So che non ci rivelerai nulla dei mille progetti che hai in mente ma almeno un piccolo indizio che lo dai?

M– Voglio finire Hangar 66 in maniera gloriosa e poi farmi una bella vacanza di un mese, ahahah!

Caspita, mi hai fregato! Vabbè allora dovremo tenerti d’occhio per scoprire cosa bolle in pentola. Direi che abbiamo approfittato fin troppo della tua disponibilità. Grazie del tuo tempo e delle magnifiche tavole che ci hai inviato. Ci risentiremo presto.

M– Grazie a te!

Mysterious Writer

Mysterious Writer: Arianna Rosa

Buongiorno Amici, ultimamente il nostro blog pullula di articoli. La Distopia sta facendo fuoco e fiamme 😛 ma non abituatevi, anche noi ci fermeremo per le vacanze estive 😉

Oggi recuperiamo insieme l’intervista fatta nel nostro gruppo Facebook ad Arianna Rosa, autrice di “Il potere delle parole“. Un romanzo Self che stiamo leggendo per voi, di cui avrete presto notizie.

TRAMA:

In un futuro post-apocalittico, l’umanità è riuscita a sopravvivere ai disastri naturali che l’avevano portata sull’orlo dell’estinzione, imparando dagli errori fatti e perfezionando ogni forma di tecnologia affinché sostituisse le risorse non rinnovabili del pianeta. I superstiti vivono nel rispetto totale dell’ambiente, e la Natura, a sua volta, è cambiata, si è unita di più all’uomo, sono diventati l’uno la conseguenza dell’altra. I danni recati alla Terra si riflettono più direttamente sul clima e sulla vita, scatenando le forze distruttive della Natura qualora se ne abusasse di nuovo.
Ma non è solo il clima ad aver subito dei profondi cambiamenti. All’interno di una realtà ipertecnologica, dominata da tablet e macchine autosufficienti, Audrey scopre di avere un potere legato ai vecchi libri, alla carta, a qualcosa che ormai è diventato obsoleto: tutto ciò che scrive a mano diventa reale. I genitori, entrambi scienziati in diversi campi, comprendono in fretta che un potere del genere va tenuto nascosto, lontano da occhi indiscreti, ma soprattutto al sicuro dai governi per i quali lavorano. Un’operazione che si rivelerà più difficile e complicata del previsto, poiché i suoi genitori verranno rapiti e Audrey, nell’insano tentativo di liberarli, dovrà collaborare con una società segreta, i Katari, il cui obiettivo primario è impedire ai potenti del mondo di utilizzare la straordinaria evoluzione della tecnologia per assoggettare la Natura.

Conosciamo insieme la nostra autrice attraverso la sua biografia.

Nata a Roma, classe 1989, ha studiato al liceo classico e poi si è laureata in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università La Sapienza di Roma. Lavora part-time in una gioielleria, e tutto il resto del tempo scrivendo e lavorando ai suoi libri. Attualmente sta preparando la versione cartacea de La Trilogia del Potere e sta traducendo Il Potere delle Parole in inglese per poter espandere il suo pubblico.

Ora vi riportiamo alcune delle domande che le abbiamo rivolto, ma potete recuperare l’intervista per intero a questo link.

  • Importanza della cover?…ti affidi a qualcuno o le realizzi tu stessa?
  • La cover è vitale, è la prima cosa che vede la gente, è il primo impatto che hanno con te e con la storia, è la miccia che accende la curiosità di chi ti sta per conoscere. È quasi più importante del libro stesso le realizzo io stessa nel senso che le immagino, trovo le foto giuste per comporle e decido colori e tema generale. Tuttavia mio fratello, Luca Rosa le monta insieme e le rende lo spettacolo bellissimo che avete davanti.
  • Quando è nata la passione per la scrittura?
  • Ho cominciato a scrivere durante l’adolescenza, ma leggo da quando ho imparato a farlo gli altri bambini vedevano la tv, io leggevo i miei inseparabili Topolino! Poi, crescendo, sono passata a libri sempre più seri, fin quando, ad un certo punto, mi sono accorta che leggere le storie degli altri non era più sufficiente. Avevo troppa voglia di dire la mia.
  • Come costruisci le tue storie? Segui un metodo oppure scrivi di pancia?
  • Un mix delle due in realtà. Ovviamente prima di iniziare a scrivere imposto bene la trama, il carattere dei personaggi, i punti salienti e tutti i dettagli che sono sicura voglio inserire. Però poi, quando mi ritrovo davanti al foglio bianco, non ho uno schema preciso dei capitoli o della lunghezza. A quel punto è tutta pancia. Inizio a scrivere e le parole mi vengono da sole, in automatico. Soprattutto con i dialoghi.

Noi ci fermiamo qui, ma vi invitiamo nuovamente ad approfondire la conoscenza di questa autrice volenterosa.

Alla prossima!

Mysterious Writer

Mysterious Writer: Donatella Tamburini

Buongiorno Amici Distopici. Oggi vi presentiamo un’autrice che ha da poco esordito con il suo romanzo “S the Reset“. Sto parlando di Donatella Tamburini.

Donatella è nata a Genova nel 1982.

Ha frequentato il Liceo Classico A. D’Oria e si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Genova nel 2007. È specializzata in Patologia Clinica e Agopuntura cinese.

Da sempre appassionata di libri e letteratura, ha iniziato giovanissima ad avvicinarsi al mondo della scrittura, vincendo con un suo componimento, a soli 10 anni, il prestigioso Premio Speciale Fao al XXI Concorso Studentesco Nazionale sulla Fame nel Mondo.

Mamma di due bambini a tempo pieno, attualmente collabora con un blog per la realizzazione di articoli e come revisore di bozze.

Questo è il suo primo romanzo.

TRAMA:

Anno 2104. Il mondo non è più quello che conosciamo. In una società distorta post apocalittica, una terribile e misteriosa malattia ha sterminato gran parte della popolazione. I superstiti sono rinchiusi, in base alla gravità dei sintomi, in gironi delimitati da recinzioni olografiche dai quali è impossibile scappare, ridotti a Reietti. Un gruppo di scienziati forse può rappresentare l’unica speranza di salvezza per queste persone, ma dovrà scontrarsi con i fantasmi del passato di Nicholas, il protagonista, e con le bugie di un sistema che fonda le sue radici negli interessi e nell’egoismo umano e dietro al quale si nascondono le figure più impensabili…

INTERVISTA

Anche Donatella, come molti altri autori prima di lei, è stata sottoposta a un’infinità di domande da parte dei membri del nostro gruppo Facebook.

Ne riportiamo alcune per voi, ma se volete leggere l’intervista nella versione integrale vi rimandiamo qui 😉

  • Cosa comporta per una donna scrivere di Fantascienza Distopica? Romina B.
  • Ho lavorato per alcuni anni in laboratorio come specializzanda e quindi “gli strumenti del mestiere” mi erano già in qualche modo familiari. 
  • Quando e perché avete deciso di scrivere questo romanzo? Valentina M.
    (specifichiamo che la domanda è posta al plurale in quanto anche il marito di Donatella ha contribuito alla realizzazione del romanzo.)
  • L’idea ci è venuta la scorsa estate, quando abbiamo anche iniziato a lavorare alla trama, dopo che ci siamo fatti una scorpacciata di titoli distopici durante le vacanze.

Basta vi abbiamo già riportato troppo 😀

Recuperate l’intervista nel nostro gruppo e, se ancora non siete iscritti… FATELO NOW!!!

 

Mysterious Writer

Mysterious Writer: J. P. Kahlee

Buongiorno Amici Lettori ^_^

Oggi vi presentiamo un autore che abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente al Salone del Libro di Torino. Si tratta di J. P. Kahlee, autore del romanzo Seadevil, edito da Idea Immagina Di Essere Altro.

 

 

J.P.Khalee, classe ‘91, è nato in Sicilia ma vive e lavora a Milano nel campo della comunicazione. Da sempre è appassionato di fantasy, fantascienza e horror in tutte le loro forme, coniuga queste alla sua passione per il mare con SeaDevil, il suo romanzo d’esordio.

Rispolveriamo insieme la trama del romanzo…

Anno 2260. I mari di tutto il mondo sono diventati velenosi per il genere umano. Con il progetto “Nuova Pangea”, il governo obbliga le persone che vivono in località costiere a trasferirsi nell’Entroterra.
In una di queste cittadine, Stoneseed, abita Clay, un giovane innamorato del mare e da sempre in contrasto con la visione del governo. A seguito di alcuni tragici eventi, lui e i suoi amici sceglieranno di cambiare vita, arruolandosi in un’organizzazione militare.
Dalle loro azioni dipenderà il destino dei mari e dell’intero pianeta.

In seguito al nostro incontro gli abbiamo inviato delle domande, scopriamo insieme quali sono state le sue risposte 😉

  • Cosa ti ha spinto a scrivere un romanzo legato al mare?
  • Ho sempre vissuto vicino al mare. Proprio di fronte. Quando mi sono chiesto cosa fosse la distopia per me mi sono risposto: un mondo in cui alle persone è vietato vivere vicino al mare.
  • Come hai affrontato il processo di stesura?
  • Per prima cosa ho cominciato a costruire la struttura distopica cercando di renderla credibile. Poi ho delineato i personaggi, il loro background e la timeline generale. Poi ho lasciato l’ispirazione fare il resto.
  • Quando la CE ti ha scritto dicendoti che avrebbe pubblicato il tuo lavoro cosa hai provato?
  • Ero poco sobrio quando ho letto la mail. Ricordo di essermi ripetuto “caspita, succederà davvero” un paio di volte. Poi sono andato in tachicardia.
  • La parte più faticosa di questa avventura?
  • Durante la scrittura ho dovuto/voluto studiare. Ho raccolto manuali di nautica, di apnea, ho guardato documentari sui sottomarini da guerra e ho chiesto ai miei amici biologi di aiutarmi nel wordbuilding. È stato intenso, ma divertente.
  • Come hai vissuto l’esperienza del Salone del Libro?
  • In ansia. Avevo già visto la mia casa editrice all’opera al Romics e i miei colleghi firmare i libri in tutta tranquillità. Mi ero detto “posso farcela”, poi una mia amica mi ha chiamato al telefono dicendomi “esordirai alla fiera più importante d’Italia” e io sono andato parecchio in ansia. Poi però tutto è filato liscio. Le prime dediche sono state abbastanza tremolanti.
  • Ci sono aspetti della storia che col senno di poi vorresti cambiare?
  • Non saprei dirlo adesso. Forse, tra qualche tempo, potrei ricredermi su alcune questioni.
  • Come ti vedi fra dieci anni?
  • Dolorante. Ma spero con nuove avventure da raccontare.
  • Se potessi tornare indietro nel tempo e parlare a te stesso, prima che inizi a scrivere il romanzo, cosa gli diresti?
  • Che i trattini al posto delle caporali sono una pessima idea e che le d eufoniche diventeranno il mio peggior incubo.
  • Cosa troveranno i lettori fra le pagine del tuo libro?
  • La storia di un gruppo di ragazzi che si trovano immersi in un’impresa al di sopra delle loro competenze. Spero che i lettori si divertiranno a leggere di come questa ciurma improbabile riesca a fronteggiare tutti i problemi lungo il percorso.
  • Cosa invece non troveranno?
  • Eccessivo romanticismo. Non fa per me.
  • Un genere letterario in cui non potresti mai cimentarti?
  • Penso la letteratura rosa. Se lo dovessi fare darei sfogo al mio lato trash.
  • Stai già lavorando a qualche altro progetto?
  • Ho in cantiere il secondo volume di SeaDevil, ma mi piacerebbe approcciare agli altri generi di cui leggo spesso (fantasy, urban fantasy e horror).

Cosa ne pensate di questo autore emergente?

Fatecelo sapere nei commenti 😉

Noi come sempre ringraziamo l’ospite di oggi e vi diamo appuntamento al prossimo articolo 😉

 

 

Mysterious Writer

Mysterious Writer: Angelo Calvisi

Buongiorno ^_^

Pronti a conoscere un nuovo autore del genere Distopico?

Oggi vi presentiamo Angelo Calvisi, autore di Genesi 3.0, edito da NEO Edizioni.

 

Angelo Calvisi è nato a Genova nel 1967. Nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista sportivo, l’attore, il compilatore di guide turistiche, il geometra presso l’Ente Provinciale di Genova, il responsabile di un enorme negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Nel 2015 si è trasferito in Germania, ma nel 2017, per non perdere il senno, è tornato in Italia. Insegna materie umanistiche nelle scuole del regno e possiede un sacco di tessere per l’ingresso (a biglietto scontato) nei cinema della sua città. Nel corso del tempo ha pubblicato saggi, biografie, graphic novel e, soprattutto, molta narrativa. Lo scorso febbraio, per NEO., è uscito il suo ultimo lavoro: Genesi 3.0.

TRAMA:

Un bosco ai margini del mondo e, ai margini del bosco, un ragazzo e un uomo. Il ragazzo si chiama Simon, l’uomo è il Polacco. Vivono liberi e in attesa, perché un giorno il Polacco farà ritorno nella Capitale per compiere una misteriosa missione urbanistico/militare. Nella grande città, la vita di Simon diventa un incubo di lavoro inutile, burocrazia tumorale e sanità alienata. Il risveglio arriverà all’improvviso, sull’orlo di un riscatto mai immaginato. “Genesi 3.0” è una fiaba allucinata sui vincoli del potere e sulle storture del sangue, una satira visionaria su ciò che siamo o che potremmo diventare.

INTERVISTA

Come sempre vi riportiamo alcune delle domande che gli sono state rivolte dai membri del nostro gruppo, ma potete tranquillamente recuperare l’intera intervista qui 😉

  • Cosa porta a scrivere un distopico? Sara G.
  • Sara, ti confesso che all’etichetta distopica io non ci pensavo. Io volevo scrivere una satira, ma è fatale, anzi fatidico, che qualche critico vedesse in Genesi anche un progetto di distopia. Mi spiego meglio. Se la distopia, come da manuale, è una storia ambientata in un presente o immediato futuro fortemente indesiderabile, be’, Genesi rientra in questo genere a pieno titolo, anche nella dimensione allegorica intendo. Se Il racconto dell’ancella parla della condizione della donna che è nelle cose, nell’attualità, Genesi parla di un potere deformato e deformante che mi pare altrettanto (come dire) constatabile e verificabile dalle nostre parti, nel nostro occidente psichedelico.
  • Come avviene il processo creativo? È più un flusso di coscienza che poi riorganizzi o qualcosa di più metodico e schematizzato? Elisa R.
  • All’inizio è un flusso che non sai bene dove possa portarti. Poi il lavoro si sistematizza e quando ha le idee più chiare diventa maggiormente metodico.
  • Perché hai deciso di scrivere questa storia? Valentina L.
  • Isolamento, riflessione sulle modalità di convivenza tra gli esseri umani, satira sociale… Ecco le molle.

Noi abbiamo il suo libro fra le mani e presto lo leggeremo 😉

Alla prossima!